Facciolla accusato di corruzione e falso, udienza fissata il 27 novembre

Il procuratore di Castrovillari comparirà dinanzi al gup assieme al maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco ed al poliziotto Vito Tignanelli e sua moglie Marisa Aquino. Al centro gli ipotizzati affidamenti in violazione di legge alla Stm e la falsificazione di una annotazione

di Consolato Minniti
10 ottobre 2019
14:17
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Eugenio Facciolla, procuratore a Castrovillari
Eugenio Facciolla, procuratore a Castrovillari

È stata fissata per il 27 novembre prossimo l’udienza preliminare che vede imputato il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, con l’accusa di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale e falsità ideologica.

Le accuse a Facciolla

Il magistrato deve rispondere, in concorso con il poliziotto Vito Tignanelli e la moglie di questi, Marisa Aquino, dell’affidamento del noleggio di apparecchiature nell’ambito di attività di intercettazione alla Stm, società che, per la Procura, è formalmente intestata alla Aquino, ma di fatto amministrata da Tignanelli. Tra Facciolla e Tignanelli, fra l’altro, esiste un rapporto risalente nel tempo a venti anni fa, dimostrato, secondo quanto ricostruito, dalla presenza di documentazione, nell’abitazione di Tignanelli, data in custodia dallo stesso Facciolla.

 

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’affidamento del noleggio sarebbe avvenuto in violazione degli obblighi di legge, procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Stm, nonché attestando l’improcrastinabilità dello svolgimento di attività di indagini relative ad un procedimento penale della Procura di Castrovillari, quali giustificazioni che venivano allegate ad alcuni verbali di contestazione di infrazioni al codice della strada, notificati alla Stm.

Sempre secondo la ricostruzione della Procura di Salerno, Facciolla avrebbe ricevuto l’utilizzo di un’utenza intestata a Marisa Aquino, ma anche il servizio di videosorveglianza, attivato nella primavera del 2017, sempre dalla Stm, in assenza di contratto o di documentazione idonea ad attestare la fornitura, con installazione di due videocamere che inquadravano il parcheggio antistante e l’ingresso della sua abitazione di Cosenza e contestuale installazione di un ponte radio per la trasmissione delle immagini su un server della Stm.

Facciolla deve rispondere anche del reato di falsità materiale e ideologica in concorso con il maresciallo della stazione carabinieri forestali di Cava di Melis, Carmine Greco. Gli inquirenti, infatti, accusano Facciolla e Greco di aver concordato, dopo l’arresto di Antonio Spadafora nell’inchiesta “Stige”, la redazione di una annotazione nella quale venivano descritte le attività informative che Greco aveva acquisito mesi prima nel corso di interlocuzioni con Spadafora. Il documento sarebbe risultato materialmente falso recando la data del 31 dicembre 2017, quando, però, Greco non risultava in servizio, mentre il file risultava generato il 15 gennaio 2018 e modificato poi a febbraio. Stando all’accusa, Facciolla avrebbe suggerito a Carmine Greco la redazione dell’atto e la sua retrodatazione.

 

Dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e la conseguente richiesta di rinvio a giudizio, ora arriva l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare per il 27 novembre, data nella quale si capirà quali strade prenderanno i diversi imputati. Se, cioè, opteranno per il rito abbreviato arrivando in tempo breve ad una sentenza, o se, invece, decideranno di affrontare il filtro dell’udienza preliminare e, dunque, dell’eventuale rinvio a giudizio con rito ordinario.

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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