Deve assistere il figlio malato, i colleghi le donano le ferie

Il bimbo è affetto da una grave malattia che impone assistenza continua. Protagonisti i dipendenti della clinica S. Anna Hospital di Catanzaro

di Redazione
venerdì 21 settembre 2018
14:10
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Solidali con i malati come con i propri colleghi. È quanto hanno dimostrato di essere i dipendenti della clinica Sant'Anna Hospital di Catanzaro, impegnati quotidianamente nella cura e nell'assistenza di malati con patologie cardiache. Una solidarietà, evidentemente, radicata al di là dei doveri professionali. E così, quando una dipendente della clinica, madre di un bimbo affetto da una patologia importante, ha avuto difficoltà nell'accudire il figlio perché aveva esaurito le proprie ferie, i colleghi non ci hanno pensato su ed hanno chiesto all'azienda di poter donare i propri giorni di ferie non goduti.

È stato il marito della donna, anche lui dipendente del Sant'Anna, disponendo di giorni di ferie non ancora goduti, a chiedere di poter cedere quei giorni alla moglie. L'azienda ha cominciato a valutare l'ipotesi ma la notizia, inevitabilmente, ha iniziato a “girare” tra i reparti. Raccolta la confidenza del collega, uno dei dipendenti l'ha condivisa con un altro. Via via la notizia è divenuta di pubblico dominio all'interno della clinica e così in tanti hanno deciso di mettere a loro volta a disposizione della collega giorni di ferie non ancora godute, ciascuno quello che ha sentito o che ha potuto fare. In breve le ore disponibili sono così cresciute e sono divenute giorni, tanti giorni donati ad una mamma per la quale il tempo è diventata una variabile vitale.    


«Sicuramente - è scritto in una nota del Sant'Anna Hospital - non è la prima volta che accade; casi analoghi si sono registrati infatti in molte realtà aziendali italiane e non. Ma la solidarietà non è notizia che “scade”, come si dice in gergo giornalistico. Anzi, in questi nostri tempi che sembrano essere segnati dall'egoismo, ogni gesto di solidarietà diventa non solo notizia ma anche dovere di renderla pubblica. Una certa retorica chiama questo genere di storie “gare di solidarietà”, ma, a pensarci bene, non c'è alcuna gara e non ci sono vincitori né vinti. C'è solo il gesto che nasce dal profondo più autentico di quella che fin dalla notte dei tempi chiamiamo umanità e che, appunto, merita di essere ancora raccontata. Il Sant'Anna Hospital è sempre stato orgoglioso del proprio personale, delle sue competenze, della sua professionalità, della sua capacità di accogliere il malato che soffre. Quello che è accaduto, quindi, in fondo non stupisce più di tanto. Di sicuro, però, fa immensamente piacere».

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