Caso Chindamo, il fratello: «Maria urla giustizia, oggi un segnale di speranza»

VIDEO | A margine della conferenza stampa parla il congiunto dell'imprenditrice scomparsa e l'avvocato Nicodemo Gentile: «Oggi è un giorno importante per la giustizia italiana»

di Redazione
giovedì 11 luglio 2019
16:08
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Nicodemo Gentile e Vincenzo Chindamo
Nicodemo Gentile e Vincenzo Chindamo

«Oggi è un giorno importante per tutti noi, perché dopo tre anni e mezzo di silenzio e di indagini, si è arrivati ad una prima svolta nel caso dell'omicidio di mia sorella. Un segnale speranza». Sono queste le prime parole di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria l'imprenditrice di Laureana di Borrello scomparsa nel 2016, assistito dall'avvocato Nicodemo Gentile, a margine della conferenza stampa sull'arresto di Salvatore Ascone.

«Un sentito ringraziamento - ha aggiunto Chindamo - va alla procura di Vibo Valentia e ai carabinieri per il segnale di speranza che ci hanno dato nella ricerca degli esecutori materiali del delitto. Noi abbiamo sempre sperato, anche quando sul caso era calato il silenzio, che arrivasse un giorno come questo perché conosciamo la professionalità degli investigatori. Maria era una donna felice e libera di questa terra - ha detto ancora il fratello dell'imprenditrice - una donna che, nonostante non sia più tra noi, ancora urla giustizia. Oggi mia madre compie 81 anni e almeno, di fronte a questa notizia, può rincuorarsi almeno un po', anche se il dolore per la scomparsa della figlia resterà sempre presente. Mi aspetto che presto verranno fuori altri risultati investigativi che faranno piena luce sul delitto».

 

«Il risultato di oggi ci dà speranza. Non avevamo dubbi sul lavoro degli inquirenti che hanno dato una risposta forte» – ha dichiarato Nicodemo Gentile, avvocato dell’associazione Penelope. «Il dramma di Maria non deve essere solo il dramma della famiglia Chindamo ma di tutta la comunità, una comunità che è stata violata. Oggi – continua il legale - è un giorno importante per la giustizia italiana che sta dicendo a questi tribunali clandestini che decidono vita e morte delle persone imponendo le loro regole tribali che è finito il loro tempo. Sono tempi duri per gli assassini. Maria e la sua famiglia meritano giustizia».

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