Breakfast, la testimonianza dell'ex Dc Danesi: «Fu Speziali a mediare per i nostri affari in Libano»

L'ex parlamentare, sentito oggi in aula, racconta della cena con Gemayel, dei rapporti con l'imprenditore calabrese e della sua negata appartenenza alla loggia massonica P2

di Consolato Minniti
13 febbraio 2018
07:30
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Speziali fu il tramite che mise in collegamento Emo Danesi e la sua impresa, con i maggiori esponenti della politica libanese. A confermarlo, al processo “Breakfast” è lo stesso ex parlamentare della Dc, sentito questa mattina quale teste difensivo nel procedimento che vede imputato l’ex ministro dell’Interno, Claudio Scajola, con l’accusa di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena.

Danesi ha riferito agli avvocati ed al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, sia del momento in cui conobbe Speziali, che di quello in cui lo stesso lo mise in contatto con i politici libanesi e Gemayel in particolare. Tutto nacque da un incontro fortuito, ha spiegato Danesi, mentre lo stesso era in compagnia di un suo amico calabrese, l’avvocato Procopio. Fu lui a presentargli Speziali e da lì nacque un’amicizia per cui ogni volta che l’imprenditore faceva ritorno in Italia lo chiamava e si vedevano insieme per un caffè. Fino all’episodio riguardante un incontro, cui fu presente anche una donna, una ex onorevole che Danesi indica come “onorevole X”, poi identificata in Marilina Intrieri, la quale era interessata ad incontrare Scajola in previsione della tornata elettorale. «Fu l’unica volta che andai da Scajola», ha spiegato Danesi, ricordando la sua conoscenza più con il fratello Alessandro che con l’ex ministro.

La cena a casa Danesi

L’ex parlamentare Dc ha poi spiegato al collegio presieduto da Natina Pratticò come in un’occasione ebbe ospite l’ex presidente libanese Gemayel in casa sua. In verità, lo stesso avrebbe dovuto incontrare Berlusconi che, però, si trattenne ad Arcore, chiedendo a Gemayel di raggiungerlo, ma questi rispose negativamente, in quanto, da ex presidente della Repubblica, riteneva fosse offensivo che a spostarsi dovesse essere lui e non Berlusconi. Ed allora ecco la cena a casa Danesi dove, secondo il teste, non si parlò mai né di Matacena né delle ambizioni politiche di Speziali.

La voglia di fare politica

Ed è proprio su questo punto che Danesi si è spinto verso l’ironia nei confronti di Speziali: «Iniziava tante cose senza finirle – ha spiegato Danesi – suo padre era molto preoccupato per lui». E l’obiettivo di Speziali era quello di entrare in Parlamento. «Si vedeva che quella era la sua ambizione più grande». Insomma, l’imprenditore non disdegnava assolutamente quella sua rete di contatti proprio per raggiungere l’obiettivo di una vita. Lo stesso Speziali disse a Danesi che avrebbe avuto bisogno di lui per la costruzione di un’autostrada in Libano. «Gli fu dato credito perché in realtà ci mise in contatto con tutti gli esponenti istituzionali libanesi, anche se poi, dopo tanto tempo, di questo progetto non se ne fece nulla». Ma di certo, emerge come Speziali fosse in grado di entrare nelle stanze importanti del Libano.

La telefonata di Speziali

Solo pochi giorni addietro, Speziali ha telefonato a Danesi, come lo stesso ha ricordato, per dirgli che si trovava a Forte dei Marmi in vacanza e che finalmente «è finito tutto». Il riferimento è al patteggiamento della pena per il reato di procurata inosservanza di pena nei confronti di Matacena. Danesi, però, ha chiuso subito la conversazione dicendo di non voler saperne nulla.

Danesi nella P2

L’unico punto di scontro con il pm Lombardo lo si è avuto quando l’aggiunto ha ricordato a Danesi la sua appartenenza alla loggia massonica P2. Danesi ha ammesso di aver ricevuto la visita di una persona che andava per conto di Licio Gelli, ma di non essere mai stato iscritto alla P2, di non aver prestato alcun giuramento e di non aver mai fatto favori. Ma il pm ha ricordato a Danesi la sua tessera che certificava tale appartenenza, forse addirittura senza che lui ne fosse pienamente consapevole.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 26 febbraio per la prosecuzione dei testi della difesa.

Consolato Minniti

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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