Autobomba a Limbadi, la Dda chiude le indagini preliminari

Contestato l'omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Matteo Vinci e il tentato omicidio del padre Francesco

di Redazione
19 aprile 2019
18:53
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La Dda di Catanzaro con il pm Andrea Mancuso ha chiuso le indagini preliminari per l’autobomba di Limbadi costata la vita a Matteo Vinci il 9 aprile dello scorso anno. Gli indagati sono: Rosaria Mancuso, 64 anni, il marito Domenico Di Grillo, 72 anni, Lucia Di Grillo, 30 anni (figlia di Rosaria Mancuso) ed il marito Vito Barbara, 28 anni, Rosina Di Grillo, 38 anni, tutti di Limbadi. Contestato l'omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Matteo Vinci ed il tentato omicidio del padre Francesco Vinci, nell’occasione rimasto gravemente ferito a seguito dello scoppio di un’autobomba. Contestazioni anche per il tentato omicidio del solo Francesco Vinci (pestato brutalmente nell’ottobre 2017) e la detenzione di diverse armi da fuoco.

 

In particolare, Vito Barbara, la moglie Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono accusati di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili, oltre che dalle modalità mafiose. Sarebbero stati loro gli ideatori ed i promotori del delitto al fine di costringere Francesco Vinci e la moglie Rosaria Scarpulla a cedere alle loro pretese estorsive. Avrebbero approfittato di un momento in cui Matteo Vinci si trovava in una zona isolata in compagnia solo del padre Francesco Vinci collocando (ovvero disponendo che altri la collocassero) una radiobomba al di sotto dell’autovettura Ford, modello Fiesta, di proprietà di Francesco Vinci condotta nell’occasione da Matteo Vinci facendola successivamente esplodere causando la morte del 42enne per carbonizzazione e quindi fra atroci sofferenze. Vito Barbara, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono poi accusati di aver causato lesioni personali a Francesco Vinci attraverso lo scoppio della bomba collocata sotto l’auto, e quindi anche di detenzione illegale di ordigno esplosivo e distruzione di autovettura.

 

Estorsione aggravata dalle modalità mafiose l’accusa mossa a Domenico Di Grillo, al genero Vito Barbara, a Lucia Di Grillo, a Rosina Di Grillo e Rosaria Mancuso. Nello specifico, Lucia e Rosina Di Grillo e Rosaria Mancuso avrebbero aggredito i coniugi Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla il 29 marzo del 2014 cagionando loro lesioni personali. Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso avrebbero poi intimato a più riprese ai coniugi Vinci di cedergli il fondo del quale erano proprietari sito a Limbadi in contrada Macrea. Il tutto attraverso violenza e minaccia consistita nell’evocazione della propria caratura criminale e dei collegamenti tra loro stessi e la cosca dei Mancuso (in particolare con i fratelli di Mancuso Rosaria e Salvatore, ovvero Giuseppe Mancuso cl. ’49, Mancuso Pantaleone cl. Settembre ’61, alias “l’Ingegnere”, Mancuso Diego e Mancuso Francesco, detto “Tabacco”) e la cosca Di Grillo/Mancuso (in particolare Sabatino Di Grillo) con modalità tali da manifestare una notevole carica intimidatoria.

 

Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono quindi accusati di aver colpito con un’ascia ed un forcone il 30 ottobre 2017 Francesco Vinci, con in particolare Rosaria Mancuso che avrebbe incitato gli altri due gridando “Ammazzatelo, ammazzatelo”. I colpi provocavano a Francesco Vinci un focolaio emorragico, una frattura scomposta della mandibola, una ferita al cranio, una ferita al viso, una vasta lacerazione della mucosa interna della guancia e ferite alle mani. Sempre Domenico Di Grillo, Vito Barbara e Rosaria Mancuso sono anche accusati di aver detenuto illegalmente una pistola revolver in data 30 ottobre 2017, mentre in data 1 maggio 2018, unitamente a Lucia Di Grillo, sono anche accusati della detenzione e della ricettazione (in data 1 maggio scorso) di altro revolver marca Colt calibro 38 special, di varie munizioni e di un fucile a pompa con matricola punzonata.

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