Anziana disabile reclusa in casa, l'ascensore è rotto da un anno

A denunciare l’episodio il consigliere comunale di Catanzaro Stefano Veraldi: «Una vicenda dai tratti disumani, i parenti della donna sono disperati»

di Redazione
mercoledì 30 maggio 2018
11:35
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Un'ottantenne disabile costretta su una sedia a rotelle è, di fatto, reclusa nella propria abitazione da oltre un anno a causa di un ascensore rotto. A denunciare la vicenda è il consigliere al Comune di Catanzaro Stefano Veraldi, di "Fare per Catanzaro". «Surreale, incredibile, indecente. Sono solo alcuni degli aggettivi - afferma Veraldi in una nota - che vengono in mente pensando a questa storia, purtroppo non la prima nel suo genere. L'ascensore del palazzo di Via Teano, 23 in cui vive all'ultimo piano è rotto ed è stato nel tempo danneggiato dai vandali e nessuno lo fa aggiustare. Nonostante i vari solleciti da parte dei familiari che vivono lontani dalla Calabria e da Catanzaro e di altri condomini, l'ente proprietario dello stabile non ritiene urgente la riparazione e continua a lasciare l'ascensore guasto, infischiandosene di fatto di costringere così la disabile ad una reclusione che sta assumendo tratti disumani».


Veraldi ha evidenziato come la famiglia sia «disperata. Si è rivolta ai media – ha proseguito - per portare l'attenzione su questa vicenda. Una storia assurda, tipicamente italiana e come spesso accade in Italia probabilmente ora che si sono fatti articoli sui giornali e sevizi nei tg magicamente l'ascensore riprenderà a funzionare e come se niente fosse successo chi ha causato così tanti disagi ad un povero disabile rimarrà impunito».


Il consigliere ha poi definito l’episodio «Oscar della burocrazia. Dovrà essere una battaglia da portare avanti per consentire alla signora di vivere come tutti i cittadini, uscire, incontrare gli amici, andare al parco. Per farlo ha bisogno che l'ascensore la porti al piano terra. Non si può vivere prigionieri nella propria casa».
In chiusura, Veraldi ha chiesto «l'intervento del sindaco Sergio Abramo affinché si faccia portavoce presso l'Aterp che gestisce gli immobili popolari nel capoluogo per far sì che la donna possa di nuovo tornare a vivere dignitosamente».

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