Pesanti accuse e querele durante la campagna elettorale, archiviata l’indagine su Minniti

Il consigliere comunale di Melito Porto Salvo era stato denunciato da Annunziato Nastasi, ex vicesindaco al tempo di Gesualdo Costantino. L’esponente politico si riteneva diffamato dalle critiche del collega. Ma pm e gip sono d’avviso contrario

di Consolato Minniti
17 febbraio 2018
17:49
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«Non ci sono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, sul piano oggettivo e soggettivo». Con questa motivazione il gip Antonino Laganà ha archiviato, nei giorni scorsi, la querela presentata da Annunziato Nastasi nei confronti di Giuseppe Salvatore Minniti. Siamo a Melito Porto Salvo, zona jonica di Reggio Calabria, balzata agli onori delle cronache – per l’ennesima volta – pochi giorni addietro con la sentenza che ha condannato gli ex sindaci Giuseppe Iaria e Gesualdo Costantino, ritenuti uomini della cosca che hanno permesso l’infiltrazione della ‘ndrangheta all’interno del municipio melitese.

 

Ed è proprio su questioni politiche che Minniti e Nastasi si sono accapigliati. Nasti, infatti, è stato in passato assessore della giunta Iaria e vice sindaco nell’epoca Costantino. Minniti, invece, aveva ricoperto la carica di presidente del Consiglio comunale sotto la sindacatura Iaria, mentre nel corso dell’era Costantino era passato all’opposizione, quale semplice consigliere.

I motivi della querela

Tutto nasce da una conferenza stampa tenuta da Minniti nell’aprile 2015, nel corso della quale lo stesso ex consigliere usa toni piuttosto duri nei confronti di Nastasi. Ma cosa dice Minniti di così forte da indurre l’ex vice sindaco a querelarlo? Secondo Minniti, Nastasi sarebbe stato un personaggio del Pd che usa il territorio per acquisire consensi, includendolo tra coloro che, in sede di preparazione delle liste per le elezioni comunali, avrebbe posto in essere resistenze nei suoi confronti, additandolo, unitamente ad altri soggetti «al terzo scioglimento per infiltrazione mafiosa e al disastro economico sociale». Ancora Nastasi fu indicato come colui che avrebbe «contribuito fattivamente al disastro economico e sociale di questo tessuto sociale», additandolo come uno dei personaggi che «dettano le linee da seguire al neo candidato sindaco Giovanni Marino». Minniti riferì poi di riunioni carbonare da parte di soggetti, compreso Nastasi «che usano delle terze persone epe entrare in lista, mettendo veti anche su persone che sono legittimate» e paventando il quarto scioglimento per mafia del Consiglio. Minniti, infine, fece allusioni alle dichiarazioni di un pentito che chiamò in causa Nastasi come persona appoggiata dalla cosca Paviglianiti e ad una conversazione captata dove si sarebbe fatto riferimento ad un posto di lavoro da dare ad una persona, concludendo che Nastasi fosse un «portatore d’interessi».

 

Le ragioni dell’archiviazione

«Si ritiene – scrive il pm nella richiesta di archiviazione – che nel caso di specie ricorra la scriminante del diritto di critica politica in capo alla persona sottoposta ad indagini», ossia Giuseppe Salvatore Minniti. Le parole utilizzate nel corso della conferenza stampa «seppure connotate da un certo grado di virulenza, non appaiono trasbordare in attacchi personali e gratuiti nei confronti del denunciante, non ricorrendo espressioni oggettivamente offensive ed essendo le valutazioni della persona sottoposta ad indagini sempre relative allo scontro politico in essere in vista della campagna di preparazione alle liste per la tornata elettorale del 31 maggio 2015». Nastasi presenterà querela per le dichiarazioni di Minniti, risalenti all’aprile 2015, il 7 giugno del medesimo anno, a tornata elettorale ormai conclusa.

 

Il pm riconosce l’evidenza avuta dalle dichiarazioni del pentito in questione, così come accertato dalla polizia giudiziaria, e nello specifico anche di alcune conversazioni captate dove si faceva riferimento a Nastasi. Insomma, in questo caso, per Minniti ricorre la scriminante del diritto di critica. Per tale ragione, il giudice ha disposto l’archiviazione della querela, così come richiesto dal pubblico ministero Teodoro Catananti.

 

Consolato Minniti

 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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