Paola, genitori si picchiano a sangue durante la partita dei figli

VIDEO | Nei minuti finali un fallo fa salire la tensione. Gli allenatori cercano di calmare gli animi, a un certo punto, dagli spalti entra in campo il papà di uno dei ragazzini che sta giocando. Le immagini del video che ci hanno inviato segnano la fine della ragione, della civiltà e della intelligenza, la fine dello sport come mezzo per rinsaldare l’amicizia attraverso la competizione e l’agonismo. Mortificato il senso e il valore della genitorialità come esempio per i propri figli

di Pa. Mo.
giovedì 6 dicembre 2018
14:41
6437 condivisioni
Un momento della rissa
Un momento della rissa

Quanto successo allo stadio di Paola, la città di San Francesco, l’altro giorno, definirlo vergognoso sarebbe elegante. Una partita tra ragazzini finisce a botte pesanti tra alcuni genitori. La partita in questione era il derby dei giovanissimi girone C tra Paolana e Xerox Chianello. Siamo ai minuti finali e un fallo fa salire la tensione. Gli allenatori cercano di calmare gli animi, a un certo punto, dagli spalti entra in campo il papà di uno dei ragazzini che sta giocando.


Si tratta di Paolo Romagno (giubotto verde), commerciante noto in città, ha un negozio di abbigliamento per bambini. Il Romagno si dirige verso un altro signore, Andrea Sciammarella (felba blu), anch’esso commerciante e titolare di una pizzeria. Sciammarella era accompagnatore in campo di una delle squadre e stava tentando di sedare gli animi che si erano esacerbati dopo il fallo. Romagno, invece, si avvicina e lo aggredisce, a quel punto è una sequenza di cazzotti e calci. Uno dei giocatori si avvicina e colpisce Sciammarella a terra, sembra che il ragazzo sia figlio del Romagno, il quale, finalmente, viene accompagnato fuori dal campo con il viso insanguinato. Fine della partita.


Le immagini del video che ci hanno inviato segnano, altresì, la fine della ragione, della civiltà e della intelligenza, la fine dello sport come mezzo per rinsaldare l’amicizia attraverso la competizione e l’agonismo. In questa manifestazione di inaudita violenza, inoltre, è stato mortificato il senso e il valore della genitorialità come esempio per i propri figli. Ci sarebbe da chiedere a quel padre: sono questi i valori che intende trasmettere ai propri figli? La partita disputata a Paola, ancora una volta, mortifica la speranza di uno sport che educhi i suoi figli alla civiltà, alla tolleranza, alla sportività.


Forse aveva ragione Eugenio Scalfari una ventina d’anni fa, a commento di un ulteriore episodio di violenza dentro gli stadi: "Forse il calcio non c'entra, non è al calcio che si possono addebitare le pulsioni violente che pervadono la nostra società; ma il calcio è sicuramente un'occasione di violenza, se non altro perché aggrega decine di migliaia di persone e le divide in fazioni "l'un contro l'altra armate"...la personalità di questi ragazzi è incerta, schiacciata dall'anonimato, irretita dalla televisione e dagli esempi che la società gli propone, una società che trasuda violenza da ogni lato, nel linguaggio, nelle immagini, nella pubblicità, nello sport, nella politica."


In questo caso, quei ragazzi, possano aggiungere il delirio di un padre che interviene con la violenza per correggere un presunto torto di gioco. Tutto questo che cosa ha che fare con lo sport? In questo episodio c’è qualcosa di più, una evidente inadeguatezza a svolgere la propria funzione genitoriale in una società impazzita, un padre dovrebbe essere l’esempio per i propri figli, dal quel campo, invece, ne esce a pezzi proprio la figura del padre come punto di riferimento educativo. Uno scempio. Siamo al disfacimento della società che poggiava i suoi valori sul nucleo della famiglia? Mi chiedo e chiedo: cosa si saranno detti quel padre e quel figlio la sera, a cena, al rientro di quella manifestazione di orrenda violenza di cui sono stati protagonisti?


Nell’antichità i medici greci affermavano che una moderata attività sportiva poteva far bene alla salute. Dobbiamo rivedere questa valutazione e affermare che lo sport, come viene inteso oggi, porta, invece, ad uno stato di precarietà della salute mentale in coloro che ne siano coinvolti? Secondo l’International Society of Sport Psychology, “l'aggressione è principalmente un comportamento appreso, risultato dell'interazione dell'individuo con il suo ambiente sociale. Tende a manifestarsi nell'atleta quando le aspettative di rinforzo, che possono derivare dall'allenatore, dai genitori, dai compagni di squadra sono elevate, mentre le attese di punizione sono basse o gli effetti delle sanzioni sono modesti”.


In quello stadio di Paola si sono confermate tali analisi. Ora, qualcuno rifletta su quanto è successo, e predisponga quanto è necessario affinché, quantomeno, episodi del genere non abbiano più a ripetersi. Lo sport educhi alla civiltà. I genitori educhino a far diventare i propri figli cittadini migliori. Diversamente, davanti a noi avremo sempre più la possibilità di ritrovarci in un mondo di barbarie.


Pa.Mo.

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: