In un mondo che cambia a un ritmo sempre più frenetico, le parole degli anziani sono un prezioso scrigno di saggezza e memoria. Quando poi questa voce appartiene alla propria nonna, tutto assume un valore ancora più autentico e profondo. Rosa Ciambrone – per me, semplicemente Nonna Rosetta – è sempre stata un esempio di gentilezza, sensibilità e buone maniere. Crescere accanto a lei in un piccolo paese come Carlopoli è stato un privilegio, e questa chiacchierata non è stata solo un viaggio nei suoi ricordi, ma anche un modo per rivivere momenti del passato e riscoprire una vita che, in parte, ho avuto la fortuna di condividere.

Un’infanzia spensierata, lontana dagli schermi che oggi accompagnano persino i più piccoli. Un tempo in cui il gioco – quello all’aria aperta, capace di accendere la fantasia – era al centro delle giornate, e il confronto con una nonna era un dono inestimabile, capace di arricchire e insegnare.

«La ricchezza sta nel semplice... semplice… nel semplice sorridere in un giorno che non vale niente». Così canta Enrico Nigiotti nel suo meraviglioso brano Nonno Hollywood e, attraverso i ricordi di mia nonna, emergono immagini di un'epoca in cui la semplicità era sinonimo di felicità, il rispetto e la comunità erano valori imprescindibili e il legame con la terra era autentico.

La sua non è solo una testimonianza di un'epoca che sembra lontana, ma un invito a riscoprire ciò che davvero conta nella vita, attraverso le parole di chi ha vissuto abbastanza per comprendere ciò che resta immutabile nel tempo. Diamo la parola a lei. 

Il mondo di una volta era meglio? Sentiamo spesso risuonare questo interrogativo: tu cosa pensi?
«Per alcuni versi, sì, era meglio prima. La vita era più lenta, più tranquilla. Certo, c’era la povertà e mancavano tante cose, ma si stava bene lo stesso. Quel poco che avevamo ce lo facevamo bastare e, soprattutto, ci rendeva felici. L’innovazione ha risolto tanti problemi, ma a me sembra che stiamo andando oltre».

Cosa ti preoccupa di più del mondo di oggi?
«Le guerre sicuramente. Il mondo sta prendendo una brutta piega, i popoli sembrano essere tornati a odiarsi, come non accadeva da tempo. Poi l’ambiente: è sempre più inquinato e sembra che a pochi importi davvero. Ma sai cosa mi preoccupa più di tutto? I giovani.
Non perché valgano meno, sia chiaro. Il problema è la società e il modo in cui li fa crescere. Non c’è più la serenità di prima, tra i ragazzi c’è tanta competizione e spesso questa sfocia in cattiveria. Ai miei tempi si litigava anche, certo, ma poi finiva lì e soprattutto rimaneva il rispetto.
Oggi, invece, i litigi continuano sui telefonini e diventano cose molto più brutte. Ai miei tempi eravamo – e parlo da donna allora ragazzina – tutte uguali: ora c’è la corsa a chi diventa più bella».

Cosa è cambiato di più rispetto a quando eri tu ragazza?
«Il rispetto e la gentilezza non sono più quelle di una volta. Sembra il tempo dell’odio, eppure alla fine rimangono tutti soli. Noi vivevamo in modo più comunitario: la sera ci trovavamo sempre per parlare, scherzare, giocare. Questo creava legami forti, ricordi belli. Ora anche quando i ragazzi sono insieme, tengono gli occhi incollati ai telefoni. È un’altra cosa».

Poi il pensiero le va alla natura.
«C’era un rapporto diverso con la terra. La rispettavamo, ci traevamo sostentamento. Io sentivo una gioia immensa quando stavo in campagna. Oggi non si può più vivere solo di agricoltura in piccolo, è chiaro, ma il legame con la natura si è perso».

Hai sempre vissuto a Carlopoli, un piccolo paese in provincia di Catanzaro lontano dai grandi centri regionali che, fino a qualche decennio fa, era vivo e valorizzato. La gente restava, si poteva lavorare dignitosamente e le tante piccole attività, spesso a conduzione familiare, garantivano un sostentamento. Quanto hai avvertito il cambiamento nel tempo?
«Direi tantissimo. Carlopoli era più popoloso, più turistico, più pulito. C’era vita. Ora non è rimasto quasi più nessuno, le attività faticano ad andare avanti. Per qualsiasi cosa bisogna andare a Soveria Mannelli o addirittura fino a Lamezia e Catanzaro. E poi la gente compra tutto su internet…così i negozi non possono sopravvivere».