Torna la paura per lo sciame sismico nella Sibaritide ma gli esperti rassicurano

VIDEO | Nella Piana di Sibari, attraversata dalla faglia di Sangineto, riaffiora la paura terremoti. Ai nostri microfoni il geologo Caracciolo che parla di normale attività della terra ma il richiamo alla prevenzione ritorna quanto mai attuale

di Marco  Lefosse
2 febbraio 2019
13:16
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L’attività sismica che nelle ultime settimane è ritornata ad interessare la Sibaritide ed i territori della Sila greca, seppur di lieve intensità, ha riportato apprensione tra le popolazioni che ancora hanno viva la memoria del terribile terremoto del 1836.  Sette gli eventi che si sono registrati negli ultimi giorni e tutti lungo la faglia di Sangineto che taglia diagonalmente la Piana di Sibari: dall’Appennino calabro fino al largo dello Jonio tra Calopezzati e Cariati.

La parola agli esperti

«E' una normale attività della terra - rassicura il geologo Tonino Caracciolo - che c'è sempre stata e che oggi si è intensificata». L'esperto, poi, spiega la conformazione morfologica del territorio e la connessione degli eventi che si sono registrati di recente a Tarsia, Cariati, Schiavonea, Campana e Bocchigliero. «Tutte queste zone - spiega - sono attraversate da una faglia chiamata Linea di Sangineto, ancora attiva e che generò il terribile terremo di inizio '800 che all'epoca fu accompagnato anche da uno Tsunami».

Cos'è la Linea di Sangineto? 

L'arco calabro peloritano è separato a nord dalla linea di Sangineto e a sud dalla linea di Taormina, ed è un pezzo di Europa che - spezzatosi e separatosi dal blocco Sardo-Corso nel Miocene - ha ruotato e migrato verso sudest fino all'attuale posizione, cioè a sud dell'Appennino meridionale e a nord delle Magrebidi siciliane. 

Una piccolissima parte di questa faglia come ha illustrato Caracciolo - è ben visibile sul versante di roccia che costeggia il Centro storico di Rossano. «E' chiara ed è netta la sedimentazione della roccia che si innalza a strati dal basso verso l'alto» proprio come se fosse un foglio appallottolato. E' la bellezza della terra che fa sicuramente paura ma con la quale si può tranquillamente convivere

Prevenzione: unico strumento contro il terremoti

La prevenzione è l'unico strumento. E come si attua? «Innanzitutto - dice Caracciolo - rivedendo i Piani strutturali territoriali che devono prevedere insediamenti urbani più in armonia con la conformazione dell'ecosistema e con la sua dinamicità. Recentemente abbiamo assistito ad una evoluzione in questo senso, con le nuove costruzioni che vengono realizzate rispettando i criteri anti-sismici». Il problema, però, è rappresentato dalle strutture pubbliche e dalle abitazioni storiche. «Queste sono oggettivamente a rischio - dice il geologo - perché non edificate secondo alcuni canoni di sicurezza. Quindi, bisognerebbe prevedere un'attività di riconsolidamento e messa in sicurezza. Ma per questo serve ed è indispensabile il supporto dello Stato».

«Molti comuni non hanno aggiornati i Piani di protezione civile»

Non solo. La prevenzione passa anche dall'educazione e dalla formazione e non da ultimo da un buon sistema di protezione civile. «Non tutti i comuni calabresi sono dotati di un sistema di Protezione civile aggiornato e adeguato. Questo rappresente un ostacolo oltre che un problema nel caso in cui si dovessero verificare eventi catastrofici. Serve, quindi, nuovo aggiornamento ed una rete di volontariato preparata»

Marco  Lefosse
Giornalista

Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra...

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