«Quale bandiera blu a Sellia? Le nostre attività muoiono tra i rifiuti»

VIDEO | È una battaglia di civiltà quella portata avanti da Francesco Faragò, titolare di uno storico locale in località Ruggero. «Questo posto non è all'altezza del riconoscimento della Fee»

di Rossella  Galati
27 giugno 2019
14:56
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Ha deciso di issare la bandiera blu su un cumulo di rifiuti a pochi passi dal suo locale, Francesco Faragò, titolare del Paquito, in località Ruggero a Sellia marina. Il comune della provincia di Catanzaro per il secondo anno consecutivo è stato insignito del prestigioso riconoscimento della Fee in base a determinati criteri di sostenibilità che vanno dalla qualità delle acque alla raccolta differenziata, ai servizi ricettivi. Peccato però che qui, secondo gli operatori turistici, pare che le cose non vadano proprio così. «Oggi ci ritroviamo a fine giugno, con la stagione estiva già iniziata, a lavorare in queste condizioni – dice Faragò - La spiaggia è stata ripulita qualche giorno fa ma tutto ciò che è stato raccolto è stato lasciato vicino le nostre attività. Oltre a questo mancano gli ingressi per i disabili, mancano i parcheggi e una serie di altre cose che non rendono questo posto all’altezza della bandiera blu».

Situazione insostenibile

Ad aggravare la situazione sono le disdette dei clienti a causa dello stato di abbandono intorno alle attività. «Stiamo perdendo in continuazione clienti. C’è gente che viene a vedere il posto e poi va via. Registriamo continue disdette degli ombrelloni, disdette di prenotazioni. Abbiamo mandato decine e decine di lettere e segnalazioni all’Amministrazione Comunale e non da quest’anno, ogni anno si ripresenta la stessa situazione». Una situazione  diventata insostenibile e ingiustificata non solo per gli operatori turistici ma anche per i cittadini che vivono in questo quartiere circondati da degrado, strade dissestate e barriere architettoniche. «Le nostre non sono né polemiche né favole – precisa una residente -. Le favole le raccontano gli altri a noi».

Una battaglia di civiltà

E intanto Faragò si dice determinato ad andare avanti con quella che definisce una battaglia di civiltà: «Sto preparando un dettagliato esposto da inviare non solo a FEE Italia, ma anche alla Procura della Repubblica, al Ministero dell’Ambiente, a quello della Cultura e del turismo, al Comando Generale delle Capitanerie di Porto, all’ISPRA fino all’Associazione Balneari, perché qualcuno dovrà spiegare come si possa conciliare il prestigioso riconoscimento con uno stato di degrado e l’assenza dei servizi obbligatori. La mia non vuole essere una lotta contro l’Amministrazione ma una battaglia di civiltà per ottenere sacrosanti diritti e poter lavorare senza dovermi vergognare dello stato di abbandono del territorio».

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