Quella bomba ecologica alla foce del fiume Mesina

VIDEO | Degrado e rifiuti pericolosi di ogni sorta continuano a dominare la scena sull’argine. Al confine tra le province di Reggio e Vibo nulla è cambiato

di Agostino Pantano
13 giugno 2019
19:27
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La foce del fiume Mesima
La foce del fiume Mesima

Alla foce della fiumara, il solito degrado. Abbandono e rifiuti pericolosi continuano a dominare la scena sull’argine del Mesima. Al confine tra le province di Reggio e Vibo nulla è cambiato. Il fiume storicamente inquinato rimane un osservato speciale anche se dei suoi effetti nocivi sul mare, per ora, quest’anno, nessuno si lamenta. Né i bagnanti di San Ferdinando, né i pescatori. Neanche sul lato nord, a Nicotera, forse complice la recente campagna elettorale finita, non si sentono i venti di guerra del passato, ma i pareri sono discordi. Rassegnazione o voglia di tutelare l’immagine turistica che sia, si va al mare incrociando le dita. A San Ferdinando il famigerato canalone che sversava i liquami dall’area portuale sembra sotto controllo, lo stesso a Nicotera è per il fosso San Giovanni. Dal Municipio del centro reggino, però, è partita una lettera indirizzata alla regione in cui, visti i tempi lunghi del progetto per la maxi bonifica del Mesima, si chiede la solita autorizzazione a sbarrare la foce per filtrare il più possibile l’acqua del fiume. In mancanza della cura definitiva, si pensa a prevenire ma, intanto, al Comune di Rosarno non costerebbe molto rimuovere queste microdiscariche ed evitare che si riformino. 

 

  

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Agostino Pantano
Giornalista
Agostino Pantano, giornalista professionista, 43 anni, vive a San Ferdinando. È stato corrispondente dei quotidiani Gazzetta del Sud e Il Domani della Calabria. Dal 2006 al 2010 ha diretto la redazione di Gioia Tauro di Calabria Ora. Con altri colleghi, usciti dal giornale per contestare la linea editoriale, ha fondato Il Corriere della Calabria, un periodico e un sito on line per cui ha lavorato come redattore. Ha collaborato con Le Cronache del Garantista e L’Unità. Ha diretto il mensile A Sinistra e la Web Tv Pianainforma.   Dal 2010 al luglio 2016 è stato al centro di un caso giudiziario tra i più gravi nella storia del giornalismo italiano: processato due volte per la sua inchiesta sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Taurianova, e in un caso per il reato di “ricettazione di notizie”, è stato assolto in entrambe le occasioni.   È componente del Consiglio nazionale dell’Unci (Unione nazionale cronisti italiani). È iscritto all’associazione “Articolo 21”. E’ laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla storia del V° Centro siderurgico di Gioia Tauro.
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