Il gigante buono di Curinga: l'ultimo platano millenario d'Italia

Un bosco simile a un mondo magico dove vive un'entità che nel tempo ha assunto la forma di un essere gigantesco, uscito in origine dalle viscere della terra, che fa da guardiano

di Redazione
giovedì 13 settembre 2018
13:32
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Nel piccolo comune di Curinga, in località Corda a sud di Lamezia Terme (Cz), folle di visitatori si recano, come in pellegrinaggio, lungo un sentiero sterrato per visitare il più vecchio platano d’Italia. La sua storia è avvolta nel mistero, non si sa con precisione da chi e quando sia stato piantato, forse furono dei monaci basiliani (seguaci di San Basilio) che più di mille anni fa giunsero in Calabria e costruirono in quel territorio l'odierno eremo di Sant'Elia, luogo di preghiera, solitudine e isolamento.

 

Il platano e la sua simbologia

Il Platanus orientali, originario dell’Asia Occidentale, è un albero iscritto all’elenco nazionale degli alberi monumentali del Mipaaft (Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo). La specie del platano è ormai poco rintracciabile, in Italia gli ultimi boschi di Platanus orientalis si trovano in Sicilia nella zona delle Cave Iblee, in provincia di RagusaLa fortuna del platano è dovuta, oltre che alla plasticità biologica ed ecologica, ai significati simbolici che gli sono stati attribuiti in passato e tra questi l’idea della rigenerazione e del cambiamento. Ogni anno, infatti, la una parte della corteccia del tronco si distacca e forma delle placche irregolari, la nuova superficie risulta liscia e priva di imperfezioni. Il platano è inoltre considerato un albero sacro nell’Asia Minore ed è citato nel preludio dell'Iliade, quando durante la guerra di Troia, Elena avrebbe posto fine ai suoi giorni impiccandosi ad un platano dell’Isola di Rodi.

 

Il guardiano del bosco

L’area periferica di Lamezia in cui l'albero è collocato si chiama Sant’Elia ed è una zona boschiva popolata da un ingente numero di pini neri. Il platano sorge su di una prominenza del terreno, probabilmente formatasi perchè le pioggie hanno eroso il pendio circostante, mentre le sue radici trattenevano la terra in un solido abbraccio. Questo gigante, alto 21 metri e largo 1200cm, è collocato in una posizione davvero inusuale: affacciato sul mar Tirreno, si sporge su di un piccolo torrente. Dall’alto della sua maestosità, quasi spettrale al calar del sole, questo “guardiano” sembra vegliare amorevolmente sul bosco.

 

Una caverna legnosa

Il suo tronco è completamente cavo e ha un’apertura larga più di 3 metri, chi vi entra dentro ha la sensazione di trovarsi dentro una caverna legnosa. Le sue radici scivolano in basso per metri e metri, entrando profondamente dentro il terreno. Le aperture, poste sui suoi lati, sono simili a finestrelle naturali da cui, chi entra, vi può sbirciare. I suoi rami sono spogli durante l’inverno e assumono le sembianze di lunghissime braccia, che si intrecciano con i tronchi. Sei ramificazioni sottili e lunghissime dipartono dal tronco, a varia altezza, e si dilungano nello spazio antistante l’albero. Dopo la pioggia dei mesi estivi il giallo della sua corteccia diventa di un colore ancora più luminoso, creando con i rami un meraviglioso effetto di luci e ombre.

 

Giungere fino al grande gigante non è difficile, basta fare una piccola passeggiata lungo il sentiero sterrato che condurrà direttamente ad esso: ne varrà la pena, sia per la piacevolezza di stare all’aria aperta, immersi nel verde della natura, sia per la fortuna di ammirare un albero unico, il più longevo platano del nostro Paese.

 

Paula Scalamogna

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