Il commissario di Gioia intercettato: «Pasquà, ne abbiamo fatte di porcherie…»

L’attuale componente della triade prefettizia, Pasquale Aversa, che guida la città della Piana, è sospettato di aver favorito illegalmente una coop veneta che si occupava di migranti quando lavorava a Padova. In una telefonata del 2017 parlava con quello che oggi è il prefetto di Bologna, Patrizia Impresa, che gli dice...

di Redazione
venerdì 31 agosto 2018
22:45
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Pasquale Aversa
Pasquale Aversa

«È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare». A parlare è l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, che si rivolge così all’allora vice prefetto vicario della stessa città, Pasquale Aversa, indagato perché sospettato di aver favorito illegalmente la società che ha gestito l’accoglienza dei migranti in Veneto e oggi commissario prefettizio di Gioia Tauro.

 

La conversazione, contenuta negli atti giudiziari, è stata rivelata dal quotidiano il Mattino di Padova e risale al 14 aprile del 2017. A differenza di Aversa, Impresa non è indagata e subito dopo la diffusione della conversazione con il collega si è detta amareggiata: «Sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate. Sono assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall'autorità giudiziaria».

 

Impresa, oggi prefetto di Bologna, all’epoca della conversazione non guidava più l’ufficio territoriale di governo della città veneta. Aversa è sospettato di aver fornito informazioni riservate alla cooperativa Edeco al centro dell'inchiesta.

 

In un’altra conversazione che risale all’ottobre 2016 - si legge sempre sul Mattino di Padova - Impresa avrebbe detto ad Aversa: «Anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà... eh eh... no... schifezze... noi ci dobbiamo salvare Pasquà... perché, ti ripeto, non possiamo farci cadere una croce che...". Ed ancora: "Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo, qualche cosa la dobbiamo pur fare». La telefonata si riferirebbe a un problema di sovraffollamento in uno dei centri gestiti dalla cooperativa.

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