Arpacal: ‘in Calabria 400 siti inquinati’ (VIDEO)

La Regione li ha registrati in un' apposita anagrafe del Piano regionale delle Bonifiche. Su questi siti verranno effettuati i sopralluoghi per stabilire le priorità

di Redazione
14 marzo 2015
09:27
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Sono circa 400 i siti potenzialmente inquinati presenti in Calabria che la Regione ha registrato in una apposita anagrafe del Piano regionale delle Bonifiche. Su questi siti l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria (Arpacal) sarà chiamata a verificare una attività di ricognizione, per stabilire l’ordine di priorità dei successivi interventi di bonifica. Stessa procedura sarà seguita per i siti industriali dismessi e per le aree costiere dove sono stati individuati relitti di imbarcazione abbandonati.

Questi temi sono al centro della convenzione siglata ieri dal Direttore generale dell’Arpacal, Sabrina Santagati, e dal dirigente generale del Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione, Domenico Pallaria.

La normativa nazionale, infatti, riconosce alla Regione il compito di predisporre un Piano per le bonifiche delle aree contaminate ed un’anagrafe dei siti individuati. La Calabria, per questa specifica attività, già nel 2002 si era dotata di un Piano di bonifica che sta per essere aggiornato. Aggiornamento che consiste in un censimento dei siti e nell’elaborazione della cosiddetta funzione del rischio che, in sostanza, determinerà l'ordine di priorità di intervento su scala regionale.

Proprio questa fase di verifica e aggiornamento dei dati, individuandone il potenziale rischio, è stata demandata dalla Regione all’Arpacal che, attraverso il coordinamento dei dipartimenti provinciali da parte della Direzione scientifica, realizzerà i sopralluoghi "in sito" eseguendo indagini geofisiche, analisi chimiche e fisiche ed elaborando, quindi, un documento finale di Analisi di Rischio Relativa.

“Dopo i primi adempimenti connessi alla stipula di questa convenzione - ha detto il direttore Santagati - il nostro personale tecnico sarà in grado di garantire il rispetto dei tempi e dei protocolli scientifici previsti, in modo da permettere alla Regione di assolvere a quanto previsto dalla normativa nazionale di settore”.

 

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