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Pasquale Motta

Le donne portatrici di pace e prosperità

Ricordarsi di tenere alto il livello di attenzione sulla questione femminile. Le grandi conquiste di emancipazione sono ancora messe in discussione in ogni parte del mondo. Solo la ribellione delle donne potrà liberare la Calabria dalla cultura mafiosa. Sognare un mondo al femminile significa sperare nella pace e nella prosperità

di Pasquale Motta
mercoledì 8 marzo 2017
11:26
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Nell’era dei social da qualche anno, anche la Festa della Donna, diventa argomento di scontro tra coloro che ritengono che bisogna rimettere questa ricorrenza, nei binari delle antiche radici e tra coloro che, invece, seguendo le mode e il business commerciale, ritengono altresì di festeggiarla in maniera leggera tra cene e discoteche. Personalmente credo che, le due visioni, possano tranquillamente convivere. D’altronde, se in occasione di questa festa, delle mamme, delle casalinghe e non solo loro, sentono il bisogno di ritagliarsi una serata leggera per dedicarsi completamente a loro stesse, mollando così, per una sera, figli, casa e responsabilità al proprio compagno, in fondo, anche la libertà di tale scelta, è il risultato delle battaglie lunghe e complesse che, nel corso della storia, hanno condotto i vari movimenti di emancipazione femminile.

 

Lasciamo dunque perdere questa inutile disputa e lasciamo che le donne si vivano questa ricorrenza come meglio credono, soprattutto all’insegna di un solo atteggiamento: la libertà. I giudizi snob di alcune donne su altre donne, in relazione a come si vive la festa dell’8 marzo, oggettivamente, sono fastidiosi e, per certi aspetti, privi di quel rispetto sul ruolo della donna nella società per il quale generazioni di femministe hanno combattuto e hanno pagato un prezzo pesantissimo.

 

Festa o non festa, dunque, ricordiamoci però di mantenere alto il livello di attenzione sulla questione femminile. Le grandi conquiste, la battaglia per la parità, la battaglia contro la violenza sulle donne, la libertà di scegliere il proprio destino, il divorzio, la legge sull’aborto, il diritto al lavoro, sono ancora messe in discussione nell’occidente e, in alcuni casi, sono ancora da conquistare in ogni parte del mondo. In alcuni aree, penso ad alcune realtà islamiche, addirittura siamo all’anno zero. In Arabia Saudita alle donne è vietato guidare e in altri paesi sono prive dei più elementari diritti umani. L’8 marzo dunque, serve a mantenere alta l’attenzione su questi aspetti e, a ricordarci oltre che, a farci comprendere che la battaglia è ancora lunga e complessa.

 

Questa data, l’8 marzo venne scelta giusto un secolo fa, il 1917, a San Pietroburgo, ed e’ legata ad una manifestazione di pace. Le delegate della conferenza delle donne comuniste, infatti, scesero a manifestare per chiedere la fine della prima guerra mondiale. Le donne, dunque, sono innanzitutto portatrici di pace e di vita. La nostra bellissima regione, la Calabria, terra di sole ma anche di violenza, ha bisogno proprio di una vera rivoluzione al femminile per sradicare le radici della cultura mafiosa che ci portiamo dentro.


Sperare in un mondo sempre più disegnato al femminile, sperare che il potere sia prevalentemente occupato dalle donne, significa sperare in un futuro di pace e prosperità. Buon 8 marzo a tutte e tutti.


Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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