“Nove anni senza Leo Mirile”, Porto Salvo ricorda il poliziotto scomparso

Gli amici del paracadutista morto in un lancio, nel 2009 in Sicilia, lo hanno onorato anche quest’anno lanciandosi da un aereo e stringendosi alla sua famiglia

mercoledì 22 agosto 2018
14:30
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Ha odiato il paracadute, papà Fulvio Mirile. Perché quella stoffa rigonfia di un vento spesso traditore, gli ha strappato via un figlio, Leo. Era un poliziotto, Leo. In Sicilia, il 20 agosto del 2009, un lancio gli è stato fatale. Ogni anno, al cimitero di Bivona, dove giacciono le sue spoglie, i familiari, gli amici, i “fratelli” dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia e gli agenti della Polizia di Stato lo ricordano. Chiamano «Leo Mirile presente!», poi si dirigono a Porto Salvo, via Roma, dove in uno spiazzo di terra antistante la casa in cui vivono i suoi genitori atterrano in paracadute i fratelli che si lanciano da un aereo. «Ho odiato il paracadute - dice Fulvio - poi ho capito che mio figlio è morto così come voleva che accadesse, volando. Ed ho imparato ad amare i paracadutisti che, come la Polizia, sono stati una grande famiglia. Loro non dimenticano». «Era un ragazzo meraviglioso mio figlio», spiega mamma Maria, che continua a sentire la sua presenza, tutti i giorni, al suo fianco. «Per noi - dice Piero Preiti, presidente cosentino dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia - è facile ricordarlo. I nostri fratelli non si dimenticano mai». E anche Porto Salvo non dimentica. In tanti affollano quel campo, applaudono al volo, all’atterraggio. E’ il nono anno senza Leo Mirile, per questa comunità. Ma Leo Mirile, gridano al tramonto del sole, «è presente!».

 

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