L’inchiesta calabrese all’origine dei guai giudiziari della Lega

La decisione della Cassazione che ha di fatto dato il via libera alla Guardia di finanza di Genova di mettere i sigilli ai conti della Lega, potrebbe però non essere ancora l’epilogo di una vicenda giudiziaria che, di fatto, ha avuto origine dalle indagini calabresi

giovedì 5 luglio 2018
13:28
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La sentenza della Suprema Corte di Cassazione che di fatto congela i soldi della Lega. Emessa sul ricorso della Procura di Genova. Emessa nei confronti di Matteo Salvini: vicepremier, ministro dell’Interno. Salvini, senatore calabrese, leader di un partito che oggi si chiama Lega e che ieri era invece la «Lega nord per l’indipendenza della Padania».

 

La Guardia di finanza, delegata dai pm di Genova, può sequestrare «ovunque venga rinvenuta» qualsiasi somma riconducibile al Carroccio, fino all’ammontare di 48.696.617 euro. Sono i soldi della truffa elettorale ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali, soldi che la Lega avrebbe sottratto durante la gestione del senatur Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Franco Belsito.

 

Soldi individuati da chi? Dalla Dia di Reggio Calabria, nell’indagine che l’attuale procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo svolse parallelamente ai colleghi delle Procure di Napoli e Milano, quindi di Genova. Il magistrato che dai mammasantissima di Archi all’ex ministro dell’Interno Scajola, ne ha arrestati a migliaia, poneva al centro delle sue investigazioni proprio Franco Belsito per i suoi affari con soggetti in odor di ‘ndrangheta. Napoli perse la competenza sulle indagini, Milano e Genova arrivarono ai processi e alle condanne. Reggio Calabria, invece, dopo perquisizioni a tappeto, non è ancora arrivata ad uno sviluppo processuale del filone Belsito. Sullo stesso solco, è stata sviluppata e portata davanti ai giudizi l'inchiesta che ha fatto finire in carcere l'ex ministro oggi sindaco di Imperia Claudio Scajola e da cui da anni scappa il suo ex collega Amedeo Matacena. Sul filone madre invece è calato il silenzio. Ma secondo indiscrezioni, anche Reggio non avrebbe mai smesso di indagare.

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