Agenti del carcere di Cosenza a disposizione delle cosche, arrestati

Alcuni detenuti potevano riunirsi insieme nelle celle, malgrado fossero sottoposti a diverso regime carcerario, e ricevere stupefacenti, alcolici, generi alimentari

di Daniela  Amatruda
mercoledì 19 giugno 2019
12:44
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Ottenevano somme di denaro e regali in cambio di favori ai detenuti appartenenti alle cosche: è questa l'accusa che viene contestata ai due agenti della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Cosenza, arrestati dai Carabinieri per concorso esterno in associazione mafiosa.  Si tratta degli assistenti capo Luigi Frassanito, di 56 anni, e Giovanni Porco, di 53 anni e da un terzo indagato, non raggiunto da provvedimento cautelare poiché, nel frattempo, è andato in pensione, quindi, non più in grado di reiterare le condotte. 

 

Secondo quanto emerso dall'inchiesta della Dda di Catanzaro, i due agenti, da oltre 10 anni, si sarebbero messi a disposizione degli affiliati delle cosche “Lanzino-Ruà-Patitucci”, “Bruni-Zingari” e “Rango-Zingari”, dando loro piena libertà di manovra all’interno del carcere. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina dal Procuratore Capo Nicola Gratteri, dal comandante provinciale dell’Arma di Cosenza col. Piero Sutera, il comandante del Reparto Operativo ten. col. Michele Borrelli e il comandante del nucleo investigativo cap. Giuseppe Sacco.

 

Gli ospiti “speciali” della struttura penitenziaria, soprattutto quelli di maggiore caratura, potevano fare summit nelle celle, ricevere soldi, droga (nascosta nelle palline da tennis), alcolici e generi alimentari. Erano diversi i vantaggi di cui beneficiavano: potevano scegliere le celle con vista sulla strada pubblica, non venivano sottoposti a perquisizionivenivano avvisati delle attività di verifica pianificate nei loro confronti, ma soprattutto erano messi in condizione di comunicare tranquillamente con l’esterno utilizzando gli stessi agenti per inviare messaggi all’esterno, anche attraverso la consegna dei classici pizzini.

 

La custodia cautelare è stata emessa dal gip Massimo Forciniti su richiesta del Procuratore Capo Nicola Gratteri e dal sostituto Camillo Falvo che ha coordinato le indagini dell’Arma. 

 

Secondo il Procuratore Gratteri si tratta di una indagine che sarebbe dovuta partire molti anni fa a seguito delle diverse informazioni fornite da nove collaboratori di giustizia. Il magistrato ha posto l’attenzione su chi in questi anni ha omesso i controlli, mettendo a rischio tanti agenti onesti che hanno subito minacce e ritorsioni.

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