Ucciso per errore a 11 anni, la Calabria calcistica ricorda il piccolo Dodò -VIDEO

Si è tenuto il torneo di calcetto in memoria del ragazzino crotonese, ucciso per sbaglio su un campetto da calcio nove anni fa

di Giuseppe Laratta
martedì 26 giugno 2018
13:54
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Era il 25 giugno del 2009 quando, in un campetto di località Margherita a Crotone, venne sparato per sbaglio il piccolo Domenico Gabriele mentre stava giocando a calcetto. Dodò, come veniva chiamato, dopo tre mesi di agonia, è spirato. Amava molto quello che piace a tutti i suoi coetanei, ovvero tirare i calci a un pallone, ed è stato strappato alla vita non per colpa sua, ma perchè si trovava al posto sbagliato, nel momento sbagliato. Mai lui avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe potuto succedere su un campetto da calcio in una normale serata estiva. Nemmeno i suoi genitori.

 

Da quel maledetto 25 giugno, ogni anno Giovanni e Francesca Gabriele lo ricordano con un torneo a lui dedicato, intitolato “Liberi di giocare”, che poi è quello che dovrebbero fare tutti i bambini: giocare spensierati. Sei le squadre che hanno partecipato – il Calcio Lamezia, la formazione femminile del Crotone Calcio, il Real Cosenza la Reggina 1914, lo Sporting Club Corigliano, e l'Academy Crotone che si è aggiudicato la nona edizione.

 

«Si rinnova il torneo – ha dichiarato ai nostri microfoni Giovanni Gabriele, papà di Dodò – perchè i ragazzi devono essere liberi di giocare. Dopo quel 25 giugno, ogni anno saremo sempre presenti con tutta la Calabria calcistica. Facciamo giocare Dodò e diamo un segnale ai ragazzi per fargli capire da che parte stare affinchè un domani non ci sia più un altro Dodò Gabriele».

Il calcio è lo sport preferito dai ragazzini, e piaceva anche al piccolo Domenico: il suo mito era Alessandro Del Piero – bandiera della Juventus ed esempio per tanti giovani – e cercava di imitare le prodezze dell'ex numero 10 bianconero. «Da lassù ci guarda – conclude Giovanni Gabriele – sarà molto fiero di noi e di tutta la comunità crotonese che ci ha dato tutta questa forza. Immaginate come sarebbe stata la mia vita insieme a quella di mia moglie se non ci fosse stata la comunità. Saremmo stati sepolti vivi, invece andiamo in giro in tutta Italia, ci confrontiamo con i ragazzi, diamo loro la nostra testimonianza, e gli diciamo da che parte stare. E' un semino importante che lanciamo».

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