Figli di un Dio minore

E' un martedì qualunque a Vibo Valentia. In piazza Santa Maria non c'è un parcheggio libero. Sui gradini della chiesa, la solita mendicante chiede l'elemosina.

di Cristina Iannuzzi
8 aprile 2015
18:54
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A pochi passi un grande cancello che dà accesso alla Caritas. Un cartellone annuncia l'orario d'apertura dello sportello: martedì, giovedì e sabato dalle 10 alle 12. E' il centro d'ascolto dove ogni giorno decine e decine di disperati bussano alla porta di don Bruno Cannatelli. E' lui il responsabile dei sei centri cittadini. Un piccolo ufficio al primo piano di un vecchio stabile.

 

Due sedie e una scrivania. Sul tavolo due agende rosse. Chiedo cosa contengano: "I  nomi di tutte le persone che si rivolgono a noi" risponde con tono pacato. E poi alza gli occhi al cielo e dice: "Vorrei poterli aiutare tutti, ma con quello che riusciamo a racimolare dalle  donazioni dei fedeli,  possiamo fare ben poco". Eppure quel "ben poco" è abbastanza per gli indigenti. Uomini e donne, stranieri e italiani che per una ragione o per un'altra si ritrovano a non avere nemmeno i soldi per fare la spesa.


"Cercano tutti un lavoro - continua don Bruno - per poter mandare avanti la famiglia". Tre volte a settimana il prete si siede alla sua scrivania per ascoltare lo sfogo di ognuno. Difficile trovare parole di conforto. Eppure questo la chiesa insegna. A diffondere la speranza, a  non scoraggiarsi neppure davanti alle difficoltà.  Quando varco la porta del centro d'ascolto, davanti a me un volto già conosciuto: è Francesco Vinci, ex imprenditore di Pizzo,  oggi testimone di giustizia. E' finito sul lastrico. Accanto a lui il figlio, non avrà più di dieci anni. Un ometto che assiste impotente alle pene del padre. "E' la seconda volta che mi rivolgo a questo centro - dice con un filo di voce - mi vergogno, ma non avevo alternativa".


Oggi il centro della Caritas è semivuoto. Nella sala d'aspetto, in piedi e a braccia conserte, una donna. Mi si avvicina e mi chiede un lavoro. "Qualunque tipo di lavoro", supplica. E vuole lanciare un appello in tv. "Vorrei un lavoro per potere riprendere con me mio figlio. E' in una casa famiglia, non potevo occuparmi di lui".  Storie di disperati  che toccano le corde del cuore. Gente che non sa come tirare a campare. Invisibili agli occhi di una società troppo presa dagli impegni quotidiani da non badare alla loro presenza.  Gente sfortunata, venuta al mondo senza camicia e incapace di prendere le redini della propria vita. A loro va il mio pensiero e la speranza che  la vita, chissà, forse un giorno potrà essere più benevola. 

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Cristina Iannuzzi
Giornalista

Cristina Iannuzzi è nata a Castrovillari (Cs) il 05/10/1977.Vive a Vibo Valentia dal 1992. E' cresciuta  a pane e televisione. La sua attività inizia sin dagli anni giovanili a R...

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