Nesci (M5S) scrive a Oliverio e Viscomi, 'dare guida stabile all'Asp di Reggio Calabria'

'Non è più pensabile che le aziende della sanità calabrese siano guidate da commissari, che per legge possono essere nominati per esigenze straordinarie e tempi limitati'

di Redazione
18 novembre 2015
12:22
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«La giunta regionale della Calabria revochi la commissione nominata al vertice dell'Asp reggina o modifichi il rapporto di lavoro dei suoi tre componenti, che la legge vuole esclusivo». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, che in proposito ha scritto al governatore calabrese Mario Oliverio e al suo vice, Antonio Viscomi, e per conoscenza al presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, e al responsabile regionale per l'anticorruzione, Maria Gabriella Rizzo.
La parlamentare 5 stelle spiega: «Intanto è evidente che il viceprefetto di Milano, Giuseppe Priolo, scelto per coordinare l'inusuale terna di governo dell'Asp reggina, è di fatto a capo della prefettura meneghina, dal momento che il prefetto di lì, Francesco Paolo Tronca, è stato nominato commissario del Comune di Roma. Questo è un fatto di peso, impediente per Priolo, che non ha il dono dell'ubiquità. Se sta a Milano, infatti, egli non può seguire le delicate questioni di bilancio dell'Asp di Reggio Calabria, considerata la più disastrata d'Europa». «Oltretutto, nello specifico si tratta – aggiunge la parlamentare – di un rapporto di lavoro esclusivo. Il commissario dell'azienda sanitaria, come ho scritto a Oliverio e Viscomi, non può essere a mezzo servizio e dedicarsi ad altri incarichi, poiché il suo ruolo coincide con quello di direttore generale, come chiarito dall'Anac. Delle due l'una, o per le gravi difficoltà all'Asp di Reggio Calabria deve esserci una guida che non sia di più passaggio, oppure è apparente quella preoccupazione per l'azienda che Oliverio ha mostrato celebrando le gesta del precedente commissario, Santo Gioffrè, incaricato illegittimamente». «Mi auguro – conclude Nesci – che prevalga il buon senso e che il problema si risolva in tempi rapidi, con scelte chiare e utili. Non è più pensabile che le aziende della sanità calabrese siano guidate da commissari, che per legge possono essere nominati per esigenze straordinarie e tempi limitati. Qui la precarietà amministrativa è diventata la norma, nel solito grande silenzio».

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