Praia e quella risonanza magnetica nuova di zecca mai utilizzata

L'apparecchio diagnostico ha impiegato cinque anni per arrivare nella struttura e dopo 22 mesi non è ancora entrata in funzione. Ora un dirigente sanitario ricostruisce la vicenda e informa il ministro Grillo e la Corte dei Conti

di Francesca  Lagatta
23 febbraio 2019
17:21
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Se lo chiedono tutti, se lo chiedono i cittadini, i sindaci, i medici ed ora anche i dirigenti: per quale motivo la risonanza magnetica di ultima generazione, da ormai due anni nelle sale adibite del nosocomio praiese, non è mai entrata in funzione? Recenti inchieste giornalistiche avevano portato alla luce una serie di documenti che dimostravano come l'apparecchio fosse pronto all'utilizzo sin dalle settimane successive, ma evidentemente le ragioni che hanno costretto al disuso sono da rintracciare nelle incomprensibili logiche del potere della sanità cosentina. A nulla sono valse denunce e solleciti di ogni natura.

Ora, però, c'è chi vuole vederci chiaro e chiede lumi dall'alto. Così, in una lettera, un dirigente sanitario ricostruisce minuziosamente la controversa vicenda e la spedisce all'indirizzo del commissario dell'Asp di Cosenza, al ministro della Salute Giulia Grillo e al procuratore della Corte dei Conti, la dottoressa Rossella Scerbo. Sperando che questa volta, finalmente, qualcuno indaghi sulla vicenda.

Cronistoria di un disservizio

La Risonanza Magnetica Philips Achieva 1.5 Tesla ha impiegato cinque anni per raggiungere la struttura ospedaliera di Praia a Mare. Fatto già di per sé anomalo. Acquistata nel 2012, per effetto della riconversione dell'ospedale in casa della salute, è stata trasportata nelle stanze a piano terra solo nell'aprile del 2017. Il 27 giugno dello stesso anno è stato effettuato il collaudo come da prassi e una ventina di giorni più tardi il responsabile dei siti di Rm ha rilasciato il benestare all'impiego dell'apparecchiatura. Sarebbe stato tutto pronto, a quel punto, se non fosse che a quella data il personale sanitario non ha la formazione adeguata per lo svolgimento degli esami. Ci sono però i corsi di formazione, che per motivi sconosciuti vengono ignorati.

A febbraio di un anno fa, sollecitato dal direttore della struttura ospedaliera Vincenzo Cesareo, il responsabile dell'apparecchiatura diagnostica, il dottor Antonio Lopez, ci riprova e organizza un nuovo corso di formazione. Ma qualcosa va ancora storto e ad agosto è lo stesso personale a richiedere l'invio di uno specialista che possa impartire lezioni.

In quei giorni, Lopez rende noto che ci sono ancora degli inadempimenti relativi a un verbale Inail redatto nel febbraio precedente e che la risonanza magnetica non può essere messa in funzione se prima non si ottempera ad alcuni accorgimenti per la sicurezza e la privacy dei pazienti, come l'invio di tende a soffitto, la disponibilità di gas medicali e l'arrivo di un lettino per le visite mediche e un defibrillatore.

Nel giro di una settimana, ogni cosa è al suo posto. Ma nemmeno questo basta, la Risonanza Magnetica non entrerà in funzione per mancanza di disposizioni in tal senso.

Spreco di denaro pubblico

La mancata attivazione dell'attrezzo diagnostico non rappresenta un grave problema solo dal punto di vista della salute dei pazienti, ma anche dal punto di vista economico in termini di spreco di denaro pubblico, dal momento che l'apparecchio deve necessariamente rimanere acceso anche se non viene usato e deve subire continuamente interventi di manutenzione. Inoltre, la sua accensione comporta l'utilizzo dell'impianto di climatizzazione e il ripristino dell'elio. A ciò si aggiungano i costi relativi alla realizzazione dei lavori delle stanze che la ospitano e l'arredamento, che è stato curato nei particolari. Ma tutto questo, finora, non aveva mai insospettito nessuno.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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