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Nel dopoguerra un vigile smistava maschi e femmine su spiagge diverse

La bella stagione si avvicina e con essa la voglia di mare. Ma tante cose sono cambiate da quando i primi vacanzieri cominciarono ad affollare in estate la costa calabrese

di Rocco Greco
lunedì 12 marzo 2018
12:39
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La spiaggia di Pizzo nel dopoguerra
La spiaggia di Pizzo nel dopoguerra

La bella stagione è alle porte e già inglesi, tedeschi e scandinavi fotografano gli angoli più suggestivi dei borghi marinari calabresi. Alberghi e residence, disseminati sui terreni che un tempo erano templi di agrumeti ed altre colture locali, ospitano visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa.

 

Sino ai primi anni ‘70, i turisti erano semplicemente “vagneri” (cioè bagnanti, da “vagni”, bagni di mare) provenienti in maggior parte dai paesi più vicini dell’entroterra. Gli alberghi che li ospitavano erano le case subaffittate per la “quindicina”. Quando la casa era composta da più stanze, la famiglia che ospitava si sistemava in una di essa, affittando le altre; nel caso in cui l’abitazione fosse più modesta, ci si trasferiva presso un parente, al quale veniva ceduta una parte dei proventi. I vagneri arrivavano provvisti quasi di tutto (pane, pasta, formaggi, salumi e conserve, a quei tempi molto in uso) e succedeva che la famiglia ospitante ci guadagnasse anche in natura. Le due quindicine di luglio erano considerate bassa stagione. I clienti più affezionati avevano prenotato dall’anno precedente, per i nuovi era il passaparola che facevano da “agenzia di viaggi.

 

I rapporti con i vacanzieri di allora erano certamente più familiari di quelli odierni, dato che nella maggioranza dei casi vi era coabitazione. Anche se il costume dell’epoca disapprovava tra i giovani mescolanze di generi: si racconta di casi in cui la quindicina è stata bruscamente interrotta perché la giovane figlia vagnera era stata colta sulla barca dell’aitante pescatore. Su queste cose non si scherzava… anche se il mondo ha sempre girato nello stesso verso.

 

Fino agli anni '50, l’abbronzatura non era di moda, anzi, in special modo per le donne, era la pelle chiara che maggiormente attraeva, ed al posto dei corpi lucidi di creme abbronzanti le ragazze “bene” sfoggiavano ombrellini parasole. Gli ombrelloni non avevano ancora fatto la loro comparsa ed erano le barche, tirate a “secco” sulle spiagge, ad offrire ai bagnanti un poco d’ombra. Anche gli orari dei bagni erano diversi dagli attuali, d’altronde non esistevano le discoteche dove oggi si fanno le ore piccole per cui la mattina è rigorosamente fatta per dormire. Si arrivava sulla spiaggia al mattino sul presto e per le 11, al massimo mezzogiorno, si era già a casa.

 

Dopo il riposo e passate le ore più calde si ritornava in spiaggia per rimanervi sino al tramonto. Quest’abitudine dei due bagni, mattino e pomeriggio, era appunto da "vagneri". Come molte cose, naturalmente, non esistevano neanche le creme protettive per le scottature provocate dai raggi del sole. A danno avvenuto, ci si cospargeva la parte ustionata con un miscuglio d’olio d’oliva e talco: sembra che desse refrigerio.
Il saper nuotare era un fatto quasi esclusivo di chi viveva lungo la costa, tant’è vero che gli incidenti in mare non erano cosa rara, spesso dovuti anche a bagni fatti dopo lauti banchetti.

 

Nei primissimi anni del dopoguerra, le spiagge erano tutt’altra cosa rispetto a quelle di oggi. Nelle spiagge non accadeva ciò che invece ai giorni nostri accade normalmente: uomini e donne, insieme, stesi al sole "nudi, o quasi" se non per pochi centimetri di costumini a coprire "le vergogne". A quei tempi vi erano spiagge per uomini e spiagge per donne. A Pizzo, ad esempio, sull'attuale statale 522, la via Riviera Prangi, vi era l'imbocco che conduceva alle spiagge dei Prangi e di Centofontane. Superata la linea della ferrovia, il sentiero si ramificava ed una guardia municipale, posta all'incrocio, smistava il traffico: le donne e i bambini da una parte, gli uomini dall'altra. Il fidanzatino, o l'aspirante tale, che sognava di ammirare la propria bella in costume da bagno - una lunga sottoveste di spesso cotone - doveva raggiungere la vicina spiaggia a nuoto e, al riparo degli scogli, di nascosto dalle altre donne che, nel caso contrario, avrebbero immediatamente dato l'allarme. Era l’unico modo per riempirsi gli occhi della sua bella e spedirle messaggi. Spesso accadeva che l'ardito spasimante veniva scoperto e lì erano dolori, specie se capitava tra le mani delle più anziane. 

 

I tempi cambiano e con essi gli usi ed i costumi, rimane però immutato l’amore per il mare, realtà che ha sempre donato e ancora continua a donare il suo contributo di arricchimento umano e non solo.

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Rocco Greco
Giornalista
Rocco Greco, di Pizzo, maresciallo della Marina Militare in pensione. Scrive in versi, in rima e sciolti, in vernacolo ed in italiano. Appassionato della lingua e delle tradizioni calabresi si manifesta al pubblico prima su periodici locali e poi attraverso i social network, dove riscontra quegli apprezzamenti che lo inducono a presentare nel giugno dello scorso anno la fortunata raccolta di componimenti “SENZA PENZERI”, edita dalla Digital Ricordi, che riscuote un significativo interesse sia di pubblico che di critica.

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