Sanità in crisi, il M5s: «Oliverio nega l’evidenza ma il suo ciclo è finito»

I deputati Sapia e Nesci: «Il disavanzo si attesta sui 170 milioni. Il governatore non ha capito che servono i fatti»

di Redazione
lunedì 8 aprile 2019
19:24
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I deputati del M5s, Sapia e Nesci
I deputati del M5s, Sapia e Nesci

«È ormai di interesse nazionale la gravissima situazione in cui versa la sanità calabrese, grazie anche al risoluto intervento del ministro della Salute, Giulia Grillo, alle nostre continue denunce e a quell’informazione regionale libera e obiettiva che racconta la verità senza condizionamenti politici». Lo affermano, in una nota, i deputati M5S Francesco Sapia e Dalila Nesci, della commissione Sanità, che aggiungono: «Accanto alle principali reti televisive, anche il quotidiano La Stampa ha messo in evidenza, in un’inchiesta documentata e puntuale, i mali del Servizio sanitario della Calabria, che ha problemi di ingerenze mafiose, un disavanzo di quasi 170milioni annui su un bilancio fisso di 3,5miliardi, 7 aziende su 9 in forte perdita e i manager responsabili premiati con un lauto bonus di produttività e in buona parte riconfermati, come nulla fosse, dal governatore Mario Oliverio».

 

«Il presidente della Regione – incalzano i parlamentari del Movimento Cinque Stelle – punta a mantenere il controllo della gestione sanitaria sognando la ricandidatura con il simbolo del Pd, nega l’evidenza e dimentica che per 4 anni ha chiesto al “suo” governo di centrosinistra la nomina a commissario per l’attuazione del piano di rientro, salvo, poi, addossare le proprie manifeste responsabilità alla struttura commissariale scelta dall’esecutivo giallo-verde e insediatasi soltanto dallo scorso gennaio». «Oliverio – concludono Sapia e Nesci – non ha capito che contano soltanto i fatti, che i calabresi conoscono a fondo grazie agli approfondimenti giornalistici e alla trasparenza del web. A nulla gli serviranno le narrazioni, contraddittorie e inverosimili, che da ultimo ripete con ossessività da metodo Goebbels. Il governatore ha finito il suo ciclo, se ne faccia una ragione».

 

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