Rende, De Franco: «Infantino impreparato e sciatto. Andrebbe licenziato in tronco»

Secondo il segretario di Insieme per Rende, il dirigente del Comune sta accumulando errori su errori a spese dei contribuenti rendesi. Ha sbagliato il bando del Parco acquatico, la delibera dell’aumento delle ore al personale, la delibera del bilancio di previsione.  Bisognerà segnalare il tutto al Prefetto e al Ministro. «Se dovessimo tornare a governare Rende -prosegue l’esponente politico- scandaglieremo minuto per minuto il suo operato e lo renderemo pubblico»

di Redazione
mercoledì 18 luglio 2018
17:49
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«Antonio Infantino, superpagato dirigente del Comune di Rende, è impreparato e sciatto. La prova sono i bandi di gara sbagliati che sta collezionando e le spese cui costringe il Comune di Rende per riparare ai suoi evidenti errori. Parlo, ad esempio, del bando del Parco acquatico, fatto davvero con i piedi e andato deserto con il bel risultato che la comunità rendese è costretta a spendere mensilmente un mucchio di euro per la guardiania. Infantino è sciatto perché sta distruggendo il parco acquatico. E’ impreparato perché è perfino riuscito a sbagliare la delibera sull’aumento delle ore del Personale part time “salvata”, per fortuna, da qualche benevola ”mano burocratica”». Lo riporta una nota a firma di Gianfranco De Franco, segretario Insieme per Rende.

 

 

«E’ impreparato e sciatto perché ha sbagliato il recente bando (determina n. 593 del 13/4/2018) per la nomina del dirigente del Personale, tanto che è dovuto ricorrere ufficialmente a correzioni (avviso di precisazione del 4/5/2018). E’ impreparato e sciatto perché ha sbagliato e ha costretto il sindaco a riproporre il 27 marzo 2018 la votazione sul bilancio di previsione 2018-2020 perché non ha capito una norma incorrendo in gravi violazioni di legge. Strano che le “qualifiche” di «impreparato» e «sciatto» Infantino le abbia date a me. Uno così sarebbe stato licenziato in tronco se ci fossimo trovati in un’azienda privata. Chiarito e provato che Infantino è impreparato e sciatto, mi interessa sottolineare come lui usi il metodo del detto e non detto. Per un dirigente pubblico è davvero grave. Lo segnalerò al signor prefetto e al ministro dell’Interno perché si può ipotizzare il reato di omissione d’atti d’ufficio. Infantino fa trapelare che possono esserci irregolarità in alcune procedure, non dice quali e minaccia l’emersione di debiti fuori bilancio. Se Infantino avesse informazioni su debiti fuori bilancio e su procedure irregolari avrebbe il dovere di farli venire fuori e di relazionare su come si è comportato lui in questi quasi 6 anni di permanenza a Rende in merito a queste specifiche procedure da lui subdolamente indicate. Ma una promessa (non una minaccia) a Infantino io la voglio fare. Se dovessimo tornare a governare Rende, scandaglieremo minuto per minuto il suo operato e lo renderemo pubblico. E ora passiamo alle consulenze. La cosa funziona così: c’è un “cerchio magico” di superconsulenti che divorano dalle casse comunali di tutta Italia miliardi di euro l’anno. Il risparmio dei 40 milioni di euro per i vitalizi dei parlamentari fa ridere al confronto. La lobby dei burocrati è una specie di virus letale (tipo ebola per intenderci) molto potente, ma che può essere debellato. Perfino la spending review l’ha dovuta  evitare. Se non l’ammazzano prima (perché questo è il pericolo che corre), un giornalista sardo (di cui ovviamente non rivelerò il nome nemmeno davanti al plotone d’esecuzione) sta scrivendo un libro sulle consulenze dei comuni. Due anni fa aveva sommato spese per consulenze esterne per oltre il miliardo di euro l’anno (lui ne stima 5 di miliardi per anno). Un business incredibile. Basti pensare che nel Comune di Rende solo noi di Insieme per Rende abbiamo denunciato 3 consulenze d’oro (un “regalo” di 36.000 euro per un inutile bilancio partecipato, un altro “regalo” di 67.982,68 euro per una non meglio precisata consulenza, questa ridondante consulenza a Tamassia di 30.000 euro) per un totale che supera i 130.000 euro. Se a queste aggiungessimo quelle ai legali e quelle che non sono venute alla luce, raggiungeremmo cifre da capogiro. Il punto di partenza di questo vortice nazionale di consulenze sono i commissari e i funzionari prefettizi.

 

 

Una volta insediati incaricano per le consulenze chi è del “giro”. Questi, a loro volta, incaricano altre persone del cerchio magico e così via. Sono miliardi che spendono e nessuno dice niente. Spesso tali consulenze sono delle vere e proprie tangenti mascherate. Se la magistratura ci mettesse le mani (e prima o poi succederà) chissà cosa ne uscirebbe fuori. La soluzione c’è ed è semplice. Basta vietare le consulenze esterne. I comuni hanno personale e dirigenti ben pagati e ben preparati. Dovrebbero svolgere il loro lavoro per bene, altrimenti dovrebbero essere mandati a casa. Spero di essere stato chiaro e che Antonio Infantino, impreparato e sciatto superdirigente del Comune di Rende, abbia capito che «cca’ nisciunu e’ fissa». Può anche avere credito da persone come Manna, Iantorno e Lizzano (perbene, ma inesperti), ma dalle parti dei socialisti e dei riformisti rendesi troverà pane (duro) per i suoi denti».

 

*Gianfranco De Franco, Segretario Insieme per Rende

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