E se Pippo Callipo fosse l’uomo dell’alleanza tra Lega e Movimento 5stelle in Calabria?

L’imprenditore vibonese potrebbe essere il cemento per sperimentare un’inedita alleanza gialloverde nella nostra regione all’insegna del rinnovamento. Il re del tonno, infatti, potrebbe essere definito un grillino ante litteram. Distante sia da destra che da sinistra. Da sempre contro la classe dirigente regionale

di Pa. Mo.
mercoledì 10 ottobre 2018
12:01
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Pippo Callipo potrebbe rappresentare il cemento per sperimentare in Calabria alle Regionali una inedita alleanza tra Lega e M5S. Fantapolitica? Forse. Tuttavia gli elementi ci sono tutti. Se vogliamo, l’imprenditore Pippo Callipo è stato il primo che in qualche modo ha cercato di rompere la catena della politica tradizionale. E c’è stato finanche un momento che ha tentato di scalare lo scranno più alto della Regione, quasi in solitudine, fatta eccezione per il sostegno ricevuto da Antonio Di Pietro, l’operazione riscosse anche un discreto successo, circa il 10%. Era il 2010, il centrosinistra riproponeva la candidatura di Agazio Loiero tra mille mal di pancia, mentre nel centrodestra ascendeva il Sindaco di Reggio Calabria, Peppe Scopelliti.


In fondo solo 8 anni fa, eppure, sembra passato un secolo politicamente parlando. Quella Calabria di fatto non esiste più. Spazzata via dall’ennesimo disastro del centrosinistra al Governo della Regione, dal trionfo alle elezioni politiche del M5S, dalla conquista di un seggio al Senato e uno alla Camera della Lega. Ora al governo del Paese c’è una alleanza Giallo-Verde, a Palazzo Chigi un premier di nome Conte, fino a qualche tempo fa sconosciuto ai più e negli scranni tra Palazzo Madama e Montecitorio alloggiano 18 parlamentari calabresi targati M5S.


Pippo Callipo avrebbe il profilo per essere un candidato sostenuto dai pentastellati calabresi e nazionali. L’imprenditore del Tonno, infatti, potrebbe essere definito un grillino ante litteram. Distante sia da destra che da sinistra. Da sempre contro la classe dirigente calabrese. Ed è colui che, ha anche coniato la definizione più efficace contro la burocrazia calabrese: “ndrangheta con la penna”. Insomma argomenti sui quali i grillini da sempre sono sensibili.

Ad una tale ipotesi, qualcuno potrebbe obiettare che ci sia un accordo tra Fi e Lega siglato da Berlusconi e Salvini, nel quale la Lega riconosce a Fi la guida della Regione. Vero. Ciò è stato annunciato qualche giorno fa, ma già nell’ultimo appuntamento di Milano, è stato proprio Tajani a far capire che quell’accordo non ha basi solide e che già la discussione sul DEF e le stesse elezioni europee potrebbero metterlo in discussione. A questo si aggiunga che all’appuntamento delle elezioni regionali manca ancora un anno, forse anche qualche mese in più. Un’eternità dal punto di vista politico.


D’altronde nel centrodestra ancora la confusione è tanta. L’uomo forte, l’asso nella manica degli azzurri calabresi potrebbe essere il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. E tuttavia, la notizia fatta rimbalzare ieri sull’indagine romana che riguarda l’ex ministro dell’ambiente Clini e che, vede il primo cittadino bruzio tra i 31 indagati, rappresenta il sintomo che la sua scalata è fortemente contrastata e lascia intravedere una partita senza esclusione di colpi. A ciò si aggiunga la confusione nel centrodestra tradizionale soprattutto in relazione alle tensioni con il partito di Reggio Calabria e tra le varie anime in campo. Tutto ciò potrebbe indurre Matteo Salvini a sganciarsi da una intricata situazione politica di questo tipo e rifugiarsi nelle acque più tranquille di una proposta di rinnovamento radicale per la Regione. Tutte ipotesi chiaramente, ma comunque opzioni nello scacchiere della partita che si giocherà in Calabria nei prossimi mesi.


Pa.Mo.

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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