Braccio di ferro tra Morra e il territorio per la Sibari-Roseto

Contro le esternazioni del senatore pentastellato scendono a difesa del progetto del terzo megalotto sindacati, associazioni, politici e movimenti

di Marco  Lefosse
martedì 24 luglio 2018
14:14
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Nessuno tocchi il progetto della nuova Statale 106 SIbari-Roseto. Non sarà bello, non sarà panoramico, non sarà il migliore, questo nessuno lo mette in dubbio, ma una cosa è certa: è l’opera più utile mai realizzata nella Calabria del Nord Est negli ultimi 25 anni. Questo, nell’estrema sintesi, il commento dell’ampio fronte politico, istituzionale, associazionistico, sindacale e movimentista (compresa la base sibarita degli attivisti a 5 stelle, leggi qui) apertosi per tutelare la nuova mega opera statale dai dubbi, dalle perplessità, dalle incertezze di una parte della delegazione parlamentare calabrese del Movimento 5 Stelle. Che si è detta “poco convinta” non tanto dell’utilità (ineccepibile) dell’infrastruttura, quanto della sua convenienza in termini di sfruttamento di risorse economiche e naturali.

 

Morra si appella all'Art. 9 della Costituzione italiana

Stamani lo stesso senatore Nicola Morra, che insieme alla collega di emiciclo Silvana Abate sabato scorso ha partecipato al sit-in di protesta organizzato da Coldiretti per manifestare contro il progetto del terzo megalotto (pronto ad essere cantierizzato), in un video messaggio pubblicato sul suo profilo social, si è appellato all’Art. 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». E la nuova SS106 sicuramente porterà nuove colate di cemento, nuovi viadotti e nuove gallerie.

Insomma, un’obiezione giusta ma probabilmente difficile da far capire e digerire a chi su quella strada, sia nel “preistorico” tracciato che su quello più nuovo denominato “bis” che i Cinque Stelle vorrebbero raddoppiare, ha perso i propri cari; è difficile da farlo capire agli operatori turistici che quest’anno continuano a registrare il calo sensibile degli arrivi dal versante adriatico perché quel tratto di Statale 106 è pericoloso, disseminato di autovelox e limiti di velocità a 30km orari; è difficile farlo capire ad un territorio, che si estende da Rocca Imperiale a Cariati passando per Corigliano-Rossano, di oltre 300mila abitanti che non hanno né strade né ferrovie, con un sistema di mobilità da terzo mondo e dove la disoccupazione e l’emigrazione giovanile è ai massimi storici. È difficile farglielo capire perché, ammesso che davvero ci sia intenzione di far ritirare il progetto, per riprogrammare un finanziamento già stanziato ci vorranno altri 30 anni!

 

 

Lega Salvini: «Speculazione elettorale dietro queste manovre?!»

Anche gli alleati di governo della Lega, presenti ed in crescita anche nella Sibaritide, contestano la presa di posizione degli amici “contraenti”. Del resto, si sa, i sostenitori del Carroccio sono quelli che nel Governo fanno la voce grossa per ultimare, e subito, le grandi opere del Paese. «Al di là di speculazioni da parte di qualcuno che intravede nelle associazioni la Leva Elettorale con una logica ormai sepolta, credo che il Sud in generale ed in particolar modo la Calabria e la Sibaritide, abbiamo urgente bisogno di far ripartire il volano dell'economia e il mondo del lavoro che sono alla base della crisi che attanaglia imprese e famiglie». Questo il commento secco e senza appelli dei leghisti sibariti, affidato alle parole del coordinatore di Corigliano-Rossano, Paolo Lamenza. Che aggiunge: «Avere la paternità dell’approvazione di un opera non significa avere fatto l'opera. La SS 106 da questo punto di vista rappresenta una immediata opportunità per scongiurare altri ritardi. Una classe di Governo e di Cambiamento deve vigilare sulle procedure, sugli appalti e sopratutto sulla equazione consegna dei lavori e materiali usati nella costruzione. Avanti quindi con Commissioni di Valutazioni e di sorveglianza affinché si apra finalmente la porta della speranza del cambiamento».

 

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