INTERROGAZIONE PD: “SCIOGLIERE IL CONSIGLIO REGIONALE”

Otto deputati del Partito Democratico chiedono al governo lo scioglimento dell’assemblea di palazzo Campanella per gravi violazioni di legge e il ritorno immediato alle urne

12 maggio 2014
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Roma - Stessa linea, stessa richiesta: scioglimento del consiglio regionale e voto anticipato. Il partito democratico come il Movimento 5 Stelle, o meglio come i parlamentari grillini Sebastiano Barbanti e Francesco Molinari. Entrambi avevano chiesto proprio qualche giorno fa al presidente della Repubblica di attivare l’articolo 26 della Costituzione che prevede lo scioglimento del consiglio regionale per gravi violazioni di legge.

Una richiesta ribadita ora da otto deputati calabresi del Partito Democratico. Enza Bruno Bossio, Bruno Censore, Stefania Covello, Ernesto Magorno, Demetrio Battaglia, Alfredo D’Attore, Nico Stumpo e Nicodemo Oliverio. Porta la loro firma l’interrogazione urgente presenta sul caso Calabria. Arriva dopo la convocazione dell’assemblea regionale per il prossimo 3 giugno e destinata al ministro dell’Interno Angelino Alfano e a quello degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta. Una domanda e due richieste nel testo firmato dai parlamentari democrat.

L’interrogativo riguarda le iniziative che il governo intende assumere per evitare gravi violazioni dovute  a quella che i deputati calabresi del Pd ritengono una mancata, coerente, corretta applicazione delle norme vigenti che regolano le procedure di scioglimento del consiglio regionale e di indizione di elezioni anticipate.

Sotto accusa il presidente dell’assemblea di Palazzo Campanella Francesco Talarico che per chiarire i dubbi di natura giuridica sull’efficacia delle dimissioni di Scopelliti in presenza di una condanna ha deciso di attendere il parere proprio dei tecnici del Viminale e del ministero degli Affari regionali. Per il Pd però la legislatura è defunta e la parola deve passare agli elettori senza se e senza ma. Da qui la richiesta al governo di procedere secondo quanto stabilito dall’articolo 26 della Costituzione e di nominare, tra l’altro, un nuovo commissario ad acta per la sanità.

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