Il PD e la stupidità degli oligarchi e la strage della Sinistra in Calabria e a Roma

Cosa dovrà succedere al PD affinché rifletta su se stesso, affinché comprenda che in questo momento suscita l’ostilità popolare e, in particolare, questa ostilità è suscitata dal renzismo e dal suo approccio con la società italiana e da tutto il suo gruppo dirigente? Il PD ostaggio di un gruppo dirigente di nani satrapi, ballerine e sconcludenti

di Pasquale Motta
martedì 26 giugno 2018
16:59
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Siena, Massa e Pisa, roccaforti rosse espugnate dal neo leghismo in salsa nazionalista. Già il 4 marzo il leghismo e il M5S avevano razziato le regioni centrali del paese prevalentemente in mano del centrosinistra. Ora, il leghismo conquista gli enti locali, spazza via il modello amministrativo delle regioni rosse. E nel 2019 ci saranno le Europee e due regioni in mano al csx che andranno al voto: Piemonte e Calabria. E considerato i test elettorali precedenti c’è da immaginare che saranno spazzate via con buona pace di Chiamparino e Oliverio.


La Lega vince a Massa, con il centrodestra a Siena e Pisa e spinge la vittoria pentastellata a Imola, con l’appoggio, per la prima volta esplicito, del candidato degli alleati di governo: ed ora il Carroccio punta Firenze e Bologna. Fa impressione il radicale mutamento della geografia politica italiana, soprattutto ripensando la storia politica e sociale del paese che si è consumata negli ultimi 40 anni. La città di Siena era rossa dal 1946, da oggi sarà governata dal centrodestra. Così Pisa, con un sindaco di sinistra dal 1971, e Massa. Imola, in Emilia Romagna, va invece ai 5 Stelle: dalla nascita della Repubblica, non era mai successo che la città non fosse governata dai comunisti, o dai loro eredi.


Cosa dovrà succedere al PD affinché rifletta su stesso, affinché comprenda che in questo momento suscita l’ostilità popolare e, in particolare, questa ostilità è suscitata dal renzismo e dal suo approccio con la società italiana? Un’ostilità suscitata  anche in coloro che non hanno ne’ la voglia ne’ lo stomaco per stare con Di Maio e Salvini. Potrebbe succedere ancora di tutto, ma non servirà a niente, questo gruppo dirigente non è in grado di mettere mano a quello che dovrebbe essere la più grande ristrutturazione del campo politico della sinistra italiana impegnati come sono a misurare con il bilancino gli equilibri interni delle loro aree, delle loro cordate. Un’operazione politica del genere presuppone intelligenza politica, coraggio, generosità, tutte caratteristiche che non sono nella disponibilità dei capi bastoni piccoli e grandi del PD che dal via del Nazareno fino alle nostre latitudini. Un’operazione del genere dovrebbe essere diretta da giganti politicamente e culturalmente, mentre il PD attualmente dispone di un gruppo dirigente di nani satrapi, ballerine e  sconcludenti.


«Tendiamo abitualmente ad attribuire ogni sorta di decisioni sbagliate (o catastrofiche) a intenzionale perversità, malvagità, astuta cattiveria, megalomania, eccetera. Questi comportamenti ci sono - e in esagerata abbondanza. Ma ogni attento studio della storia antica e recente (come la lettura delle cronache e l'esperienza di ogni giorno) porta all'inevitabile conclusione che la principale causa di terribili errori è una: la stupidità.” Così scrisse Giancarlo Livraghi e questa frase sembra coniata per il gruppo dirigente del PD.


E già, la stupidità politica come si potrebbe leggere diversamente la dichiarazione di Andrea Marcucci, capogruppo del PD a palazzo Madama e non al comune di Canicattì, quando dichiara:  «Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi». Come leggere e interpretare una frase del genere se non con il parametro della stupidità applicato alla politica? La stessa stupidità, forse, con la quale in Calabria si tenta di sfuggire alla prossima débâcle alle regionali con la ricandidatura dell’attuale Presidente della Regione non con il PD ma con un polo civico.


I partiti sono legati alle idee, ma le idee, le linee di azione, le dettano gli uomini. Le responsabilità sono la conseguenza delle azioni degli uomini. Questa volta non ci sono scorciatoie, stratagemmi, escamotage. La credibilità di un progetto di cambiamento della sinistra passa con il radicale rinnovamento della classe dirigente che ha diretto questo partito da Milano a Palermo fino a oggi. Il tentativo di resistere di questa classe dirigente spostando di continuo il congresso, rinviando le riunioni degli organismi o tentando di impedire le primarie o qualunque forma di esercizio della libertà di una comunità all’autodeterminazione è semplicemente il frutto di uno stupido e ingeneroso esercizio di autodistruttiva stupidità politica.


L’unico che in queste ore ha espresso un barlume di lucidità è Gianni Cuperlo, il quale ha affermato che «di fronte a una sequenza quasi infinita di sconfitte chiunque se la cavi con un capro espiatorio non ha capito. Ma altrettanto assurdo è spiegare quelle sconfitte con un difetto di comunicazione o le troppe divisioni. Con argomenti simili la sinistra si condanna da sé». Inoltre, ha proseguito, «c’è vita fuori dal Pd e dalle altre sigle di questa metà del campo. Ma per unire, per federare, quelle forze e altre che potrebbero rialzarsi serve una netta discontinuità nelle persone e nella iniziativa politica. Chiedo a chi la pensi così di batterci assieme fino dalla prossima assemblea nazionale del Pd. Si apra una stagione costituente per una vera alternativa». «Per quel che mi riguarda non accetto più tatticismi. Adesso- conclude Cuperlo- è tempo di chiedere scusa, ripensare ogni cosa e ripartire».

 

Già, chiedere scusa, ma questo gruppo dirigente è in grado di chiedere scusa? In Calabria chi come noi, sostiene da mesi le cose dette e scritte da Cuperlo, pur provenendo dalla storia politica e cultura della sinistra, viene dipinto ai cortigiani acefali nelle corti dei capi bastone come mercenario o venduto. Rivelando la stessa sensibilità per la libertà di opinione o al dissenso che aveva Pol Pot in Cambogia.

Bisogna ridefinire il campo del centrosinistra, affidandolo in nuove e buone mani. Nel panorama politico progressista solo Emiliano e Nicola Zingaretti, allo stato, sono coloro che in qualche modo mantengono quella credibilità necessaria a far ripartire una nuova stagione del riformismo italiano. Sarà un caso che il PD regge solo nelle regioni governate da loro? Bisogna archiviare radicalmente la stagione del renzismo, il quale ha mutato quasi irreversibilmente la natura della sinistra italiana.

In Calabria, regione nella quale il dato elettorale ha registrato la maggiore criticità rispetto a tutto il panorama politico nazionale, Oliverio con o senza Adamo, ha pensato bene di sfuggire all’ipotesi del rinnovamento e alle forche caudine di un’analisi autocritica che investa anche la sua esperienza di governo lanciando il polo civico e, forse, abbandonando il PD al suo destino. La natura, i soggetti, le alleanze sul quale fondare questa aggregazione civica, sono sconosciute ai più o, magari, sono sconosciute allo stesso Governatore della Calabria. Insomma prove tecniche di prossimi e rovinosi disastri elettorali.

La cosa che sconvolge nella “cronaca di questa morte annunciata”, è il silenzio del corpo militante del PD, non parlano i militanti, non parlano gli intellettuali, non parlano i sindaci, molti stringono le spalle come rassegnati al destino della fine, incapaci di contrastare lo strapotere ultraventennale degli oligarchi del PD calabresi e nazionali. E’ triste vedere la lenta agonia della sinistra calabrese e italiana, una sinistra che porta in se una storia gloriosa, che ha firmato pagine belle e entusiasmanti della storia sociale della Calabria e del Mezzogiorno. E loro, i capi, i veri capi del PD calabrese, non parlano, non commentano, aspettano come sempre in silenzio il momento di schierarsi magari con questa o quella cordata nazionale non per salvare la storia della sinistra calabrese, ma semplicemente per salvare se stessi per continuare a dare le carte nella partita per controllare la regione, per mantenere la leadership a tutti i costi. Pensano, s’illudono, credono o magari è cosi che la Regione sia “cosa loro”. Già la Regione, la stessa Regione ultima in Europa, consumata dall’inconcludenza e dall’incapacità amministrativa di coloro che non intendono mettersi da parte, soffocata dalla burocrazia più canaglia d’Europa, condizionata dalle Massonerie, vampirizzata dalla ‘ndrangheta.

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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