Fondazione Terina: metafora delle lentezze, degli sprechi e delle ipocrisie della Calabria

(i Lavoratori non si pagano ma nella precedente gestione si spendevano 150 mila euro di spese di rappresentanza)

30 giugno 2015
15:41
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Siamo sul tetto con i lavoratori della fondazione Terina per fare il nostro lavoro come sempre, mentre attraverso le interviste cerchiamo di comprendere dove si trovi il bandolo di questa intricata matassa, i lavoratori ci hanno messo al corrente di una delle tante contraddizioni di questa storia: " dalla regione -sostengono i lavoratori che si alternano ai microfoni- hanno sempre sostenuto che la legge appositamente approvata per redimere la questione Fondazione Terina e cioè, la 24 del 2013, non è di fatto attuabile. Noi però, siamo venuti in possesso di una delibera di maggio del 2014 che smentisce coloro che sostengono tale ipotesi. Infatti al fine di risolvere un'altra spinosa questione, quella di CALABRIA IT, la giunta regionale ha utilizzato la legge 24 del 2013, e con la delibera 206 del 19.05 2014 (che noi pubblichiamo integralmente), su proposta dell'assessore Arena, si disponevano le soluzioni per le sorti di CALABRIA IT." Effettivamente a vedere il deliberato viene da chiedersi come mai si siano utilizzati due pesi e due misure ai fini dell'utilizzo di uno strumento legislativo pensato per risolvere definitivamente i contenziosi delle società o fondazioni della Regione Calabria. Mistero.

 

E' possibile che in questa Regione si attua sempre da parte della burocrazia o dell'amministrazione regionale la linea dei due pesi e delle due misure? E' possibile che, in questa regione, i lavoratori e non solo, devono arrivare a soluzioni e proteste estreme per risolvere partite che durano da anni?

 

Non è più tempo di rinvii, non è più tempo di ulteriori ritardi nella risoluzione di vertenze come quella della Fondazione Terina che rappresentano delle vere e proprie bombe sociali per una regione che già è sull'orlo del collasso per tante altre vicende del pubblico e del privato e che, stanno mettendo in ginocchio la già debole economia regionale.

 

Mentre scriviamo, la Presidenza della Giunta Regionale ha aperto un tavolo con lavoratori della Fondazione attraverso il dott. Viscomi, direttore generale del dipartimento della presidenza per trovare una soluzione al problema.

 

Viene da chiedersi ancora: perchè si è dovuto aspettare che i lavoratori arrivassero ad una protesta estrema come quella di salire sul tetto della fondazione per aprire la trattativa? Cosa ha impedito fino ad oggi risolvere il problema? Eppure, la vicenda era nota 10 mesi fa, quando in un'altra protesta i lavoratori avevano posto tutti i problemi che oggi hanno riproposto.

Al di là delle problematiche e delle difficoltà di ordine economico e finanziario quello che appare chiaro, è che in una regione come questa, non si può andare avanti così.

 

Non è più possibile rimanere appesi ai cavilli burocratici che ogni giorno si frappongono tra gli organi di decisione politica e la burocrazia e che, alla fine producono il solo risultato di allungare in modo biblico i tempi della risoluzione dei problemi. I problemi, seppur complicati, si potrebbero risovere con l'impegno, la costanza, la volontà e la determinazione in tempi rapidi in una struttura problematica e complessa come la Regione Calabria. Ma purtroppo, difficilmente vengono risolti con queste virtù.

 

Premesso tutto ciò, e' evidente che, la Fondazione Terina e i suoi guai, siano il frutto di problemi irrisolti del passato. Le problematiche legate alla mala politica dentro la Fondazione ci sono tutte: assunzioni clientelari, sperpero di risorse, ecc. Si pensi che nella gestione precedente si sono spesi circa 150 mila euro per costi di rappresentanza, mentre la situazione debitoria e' ormai arrivata a quasi 10 milioni di euro. Molti di coloro che hanno avuto le mani in pasta nella gestione della Fondazione si stanno affrettando in queste ore a manifestare la propria solidarietà ai lavoratori, mentre non solo dovrebbero recitare il mea culpa, ma sul quel tetto avrebbero dovuto esserci loro a tentare il suicidio, per manifestare plasticamente il senso di colpa che dovrebbero avere per la disperazione nella quale hanno spinto decine di padri e madri di famiglia. Ma in Calabria, buona e cattiva politica, spesso, sono campioni di ipocrisia e, magari, ti puoi ritrovare nella curiosa situazione di dover ascoltare proprio coloro che hanno creato tanti fallimentari carrozzoni clientelari sullo scranno di una cattedra che bacchettano coloro che, in qualche modo, questa drammatica situazione hanno ereditato.

 

piemme

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