Seicento donne e una sola voce: «Cambiate la legge elettorale della Regione»

Parlamentari, attiviste, imprenditrici hanno lanciato un appello affinché si introduca la doppia preferenza di genere, definendo scandalosa l’attuale composizione quasi totalmente maschile dell’Assemblea

di Redazione
venerdì 27 luglio 2018
18:44
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«Siamo convinte che siano maturi i tempi anche in Calabria per l’adozione della legge regionale sulla doppia preferenza di genere».
Lo sostengono 596 donne calabresi in un appello rivolto ai presidenti della Giunta e del Consiglio regionali della Calabria e a tutti i consiglieri. Prima firmataria dell’appello è la Consigliera di parità della Regione Calabria, Tonia Stumpo, e tra quante l’hanno sottoscritto ci sono le parlamentari Wanda Ferro, Enza Bruno Bossio, Jole Santelli e Maria Tripodi; le assessore regionali Maria Francesca Corigliano, Antonella RizzoAngela Robbe; la consigliera regionale Flora Sculco; l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta e l’imprenditrice Pina Amarelli, titolare dell’omonima fabbrica di liquirizia.

 

«Vi scriviamo perché - affermano le firmatarie dell’appello - le donne elette nei consigli comunali calabresi sono ormai 1.840, pari a circa il 40% dei consiglieri. In ossequio alla legge 20/2016 ed in ragione della massiccia partecipazione delle donne alla vita politica della Regione, riteniamo che non sia più procrastinabile l’adozione della legge sulla doppia preferenza di genere. Trovando oltremodo scandaloso che attualmente una sola donna sieda tra i banchi del Consiglio regionale, vi chiediamo di calendarizzare nella conferenza dei capigruppo, nell’ordine del giorno per la seduta del Consiglio, la proposta di legge sulla doppia preferenza di genere. Vi chiediamo anche un impegno unanime ad approvare questa importante norma di civiltà, nel rispetto dei diritti della democrazia paritaria sancita dagli artt. 51 e 117 comma 7 della Costituzione».

 

«La partecipazione paritaria agli organismi istituzionali - sostengono ancora le donne che hanno sottoscritto l’appello - è una questione di democrazia e, come tale, la Calabria non può restare fuori dalla sua osservanza. Ed è per queste ragioni che continueremo instancabilmente a chiedervi di rispettare la Costituzione, le norme ordinarie e il diritto delle donne ad essere realmente rappresentate nelle istituzioni con pari dignità competitiva nei processi elettorali, anche nella Regione Calabria».

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