Scarpino ha ragione. E' ora che le nostre giovani eccellenze siano collocate al servizio della Calabria

L'Onorevole Sergio Scarpino, ex assessore regionale al bilancio in alcune legislature passate, ha scritto una intensa lettera a Mario Oliverio, affinché tenga conto, nel completamento della sua squadra di Governo, dei giovani talenti della nostra terra.

di Pasquale Motta
lunedì 22 giugno 2015
19:39
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La lettera, a tratti, ha il sapore dell'addio : "mi permetto di rivolgere a te un ultimo appello, il mio ultimo saluto ai tanti amici che credono ancora che la nostra amata Calabria non sia solo il fortino della 'ndrangheta, giacché in essa vivono giovani, capaci di buona volontà, che stanno dando lustro a questa terra." Poi indica due nomi che, ad avviso di Scarpino andrebbero valorizzati, quello di Daniele Rossi Presidente di Confindustria catanzarese e Gianvito Casadonte creatore della Magna Grecia film festival, esperto di cinema per la Rai, commissario ministeriale ai Beni Culturali e uomo di comunicazione che nella nostra regione ha creato una realtà mediatica eccezionale, conosciuta anche fuori dai confini italiani. Senza nulla togliere all'autonomia del Presidente nelle sue scelte, sento di condividere e molto, lo spirito espresso dall'on. Sergio Scarpino, in particolare, per quanto riguarda Casadonte. Quello di Sergio Scarpino, non è il solito retorico appello al rinnovamento della politica, di solito questi appelli nascondono l'opposto, ma si tratta invece, di una di una richiesta che si pone l'obiettivo di promuovere il merito, il talento, la capacità di creare e fare, in una regione che, purtroppo, non ha mai facilitato la vita a coloro che, hanno idee da esprimere, progetti da sviluppare. L'appello di Scarpino e’ sentito, per certi aspetti autocritico, comunque consapevole del fatto che, in Calabria, spesso, non  sono  i migliori ad essere utilizzati ma i mediocri, gli amici degli amici, mentre i bravi, i talenti, quelli che si sono affermati nelle nostre università o che hanno dimostrato attivismo culturale, economico e politico, sono guardati con sospetto, tenuti ai margini, spesso  superati dalla promozione di figure squallide, incompetenti, ma super raccomandate. Parliamoci chiaro, aldilà dell'accademia che spesso si sviluppa nei dibattiti vuoti e infruttuosi, i bravi, in questa regione,  sono sempre stati considerati un pericolo per il sistema consolidato. Personalmente io sono per un spoil system radicale, sul modello statunitense, abrogherei la norma che, per esempio, prevede un certa esperienza nella P.A. per poter ambire a ricoprire cariche manageriali, un modo per far ruotare nei ruoli apicali sempre gli stessi volti, gli stessi cognomi. Fossi il Presidente, mi avvallerei della competenza dei migliori giovani delle nostre università, dei migliori imprenditori. Quale danni potrebbero arrecare a questa regione, talenti che, seppur non esperti in P.A., si sono comunque affermati nel Paese? Certamente non tanti danni, quanti quelli già prodotti dagli "esperti". Nella lettera di Giulio Scarpino si percepisce il pentimento di una classe dirigente che, in qualche modo,  e'responsabile dell’andazzo di questa Regione, fin dalla sua nascita. Non è forse questa la Regione che ha portato in Giunta regionale personaggi non calabresi (Giunta Chiaravalloti), dirigenti dall'accento lombardo o emiliano (giunta Loiero e Scooelliti)? Fu così che, per esempio, mentre  Casadonte affermava un festival del cinema nato in Calabria, in tutto il paese, alla Film Commission calabrese, invece, veniva nominato Presidente, un commercialista che, di fatto, chiudeva la fondazione. In altre Regioni, proprio Film Commission, diventava volano di promozione turistica e culturale. Paradossale. Mentre Rossi, Casadonte, e  non solo, anche l'editore di questa testata, per esempio, tutti giovani di talento,  nei propri settori di competenza diventavano leader nel paese, nella loro regione, invece, venivano ignorati, stessa atteggiamento riservato a brillanti scrittori, registi, economisti, manager. Niente e nessuno, di questo straordinario patrimonio umano e culturale,  veniva chiamato per essere messo al servizio  della collettività regionale. E nel frattempo,  di contro, sempre in questa regione, la cultura, la sanità, l'economia, la scuola, l’ambiente, il turismo, viaggiavano verso il disastro. Mario Oliverio ha sempre parlato di promozione del talento, del merito e della necessità di bloccare la migrazione dei saperi e delle intelligenze, lo ha fatto per tutto il corso della sua campagna elettorale e, continua a farlo nei convegni nei quali ogni  giorno interviene, forse, è arrivato il momento che questi talenti, queste eccellenze vengano chiamati al servizio di una nuova stagione calabrese.


Pasquale Motta

 

Gianvito Casadonte si laurea in arti e scienze dello spettacolo all’Università La Sapienza di Roma; inizia a lavorare come assistente alla regia di Riccardo Milani ed entra a far parte della famiglia di Rai 1, nel ruolo di esperto di cinema. Nel 2003 è in televisione con la trasmissione Mudù, prodotta dalla Inspire, in onda sulla emittente privata Telespazio Calabria, nel 2004 fonda e dirige il Magna Grecia Film Festival, fucina di giovani talenti. Nel 2006 produce lo spettacolo teatrale Lisa, per la regia di Lorenzo Gioielli, nel 2008 il film 13 di Giuseppe Petitto e il documentario di Mario Monicelli 'Vicino il Colosseo c’è Monti', evento speciale alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno.


Daniele Rossi, presidente di Confindustria Catanzaro eletto nel 2013, è rappresentante del Gruppo Guglielmo (Guglielmo spa, Movital Hotel Spa), storica ed importante realtà aziendale calabrese. È stato Presidente della Sezione Turismo, già Presidente provinciale del Gruppo Giovani Imprenditori, membro del Comitato Centrale e, nel 2009, Delegato del Comitato Interregionale del Mezzogiorno G.I., Consigliere della Camera di Commercio di Catanzaro e Presidente del CdA Comalca.

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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