Quale proposta viene fuori dai congressi di circolo del Pd?

I congressi riservati agli iscritti sono solo un’alchimia per convincere gli iscritti del Pd che contano ancora qualcosa, in realtà, non contano assolutamente nulla. Che fine hanno fatto i temi e i dilemmi che hanno determinato la sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016? Dove sono stati discussi e indagati?

di Pasquale Motta
lunedì 3 aprile 2017
13:33
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I congressi di circolo del PD sono terminati in questo fine settimana. Tutto nelle previsioni. La mozione di Renzi sostenuta dalla stato maggiore del Pd calabrese, a cominciare dal presidente della Regione Mario Oliverio, ha ricevuto percentuali bulgare. Una sola eccezione, la città di Cosenza, nella quale, per soli due voti, ha prevalso la mozione Orlando sostenuta da Carletto Guccione. Per molti, ciò, è una notizia. Personalmente ci ritrovo una vecchia consuetudine cosentina del Pd: non trasformare mai le battaglie politiche in guerra. E dunque? Nulla di più facile che il risultato dei congressi cittadini di Cosenza siano il prodotto del solito raffinato gioco delle parti tra i big della città bruzia.

 

D’altronde questi congressi riservati agli iscritti rappresentano solo un’alchimia per convincere gli iscritti del Pd che contano ancora qualcosa, in realtà, non contano assolutamente nulla. Teoricamente nella città di Cosenza, Guccione avrebbe compiuto un’impresa titanica. Da solo, avrebbe sconfitto uno schieramento che va da Adamo, Bruno Bossio, Oliverio, Guglielmelli, passando per la Covello, Laratta, Magorno, Bevacqua ecc. La base che ha sostenuto la mozione Orlando, tuttavia, è molto più contigua, per storia e identità, a quella che sostiene Adamo, Oliverio, Bruno Bossio. Ciò significa che, negli assetti del futuro partito cosentino, niente di più facile che tra queste aree si possa trovare un compromesso per controllare gli assetti futuri del PD bruzio.

 

Tuttavia, i giochi veri si faranno il 30 aprile, durante le primarie aperte a tutti, iscritti, elettori e cittadini. Il segretario nazionale e l’assemblea nazionale del Pd, infatti, non sono scelti dagli iscritti, ma dagli elettori e, teoricamente(?), anche dagli avversari. Misteri irrisolti del Pd, frutto dei deliri veltroniani delle origini. Per la partita del 30 aprile, dunque, i giochi sono tutti aperti.

 

La mozione renziana che, allo stato, raccoglie tutti, dai renziani della prima ora, a quelli della seconda per arrivare ai diversamente renziani in salsa Martina del presidente Oliverio, in queste ore è assillata da una discussione tra due diverse correnti di pensiero: dare vita ad un listone unico per la conquista delle postazioni in assemblea nazionale, oppure, dividere le liste tra renziani doc e diversamente renziani? La vera discussione è imperniata sulla scelta tra queste due strategie. L’area oliveriana, a quanto ci è dato sapere, preferirebbe la seconda opzione e misurare così la propria forza nei territori, ciò consentirebbe di far pesare maggiormente la propria area nei futuri assetti del partito nazionale e, in particolare, nella composizione della direzione. Un opzione questa che si è consolidata, dopo il blitz renziano con la nomina di Stefania Covello (unica calabrese), nel coordinamento nazionale della mozione Renzi.


Per il resto, potremmo definire questo primo round congressuale nei circoli, un appuntamento senza gloria e senza onore, soprattutto senza contenuti. Solo qualche inguaribile romantico continua a definire questi appuntamenti vuoti, luoghi dove si esercita la festa della democrazia. Ho sempre avuto grande rispetto per le sezioni politiche, per i circoli, ma sappiamo tutti da tempo che li dentro non si determina più niente, almeno in relazione alle grandi questioni del paese. Si era mai parlato di voucher nei circoli del PD prima che venissero varati dal governo di Renzi? E quanto attinenza esiste tra il comune sentire dei militanti del PD calabrese, per esempio, con le sciocchezze che sostiene il ministro del Lavoro Poletti ogni giorno? E, ancora, diciamocelo con sincerità, in queste ore cosa sta emergendo dai congressi di circolo del paese, in termini di contenuti e valori da trasmettere alle nuove generazioni e all’opinione pubblica in generale, al fine del rilancio e della ricostruzione di una sinistra moderna e popolare? Niente di niente. Si registrano ogni giorno comunicati su numeri e percentuali di questo o quel candidato alla segreteria nazionale del PD ma, i temi e i dilemmi che hanno determinato la sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016, che fine hanno fatto? Dove sono stati discussi e indagati? E per restare in Calabria, ci si chiede: perché non si è approfittato di questo momento congressuale per analizzare, discutere, rivisitare in maniera critica i quasi tre anni di esperienza di governo alla regione Calabria? Oppure c’è da ritenere che per gli amici del PD: “tutto va bene madame la Marchesa?”.

 

Di fronte alla gravità della crisi della sinistra e, ancor più, di fronte alla gravità della crisi socio-economica della Calabria, dunque, ci appaiono veramente risibili le affermazioni del segretario regionale del PD calabrese Ernesto Magorno quando afferma: “La fase congressuale in Calabria sta registrando in tutte le province della regione una grande partecipazione e una discussione di qualità sulle mozioni che fanno capo ai rispettivi candidati a segretario. Chiusa questa fase interna, il partito sarà concentrato nell’organizzazione delle primarie, in modo tale che siano un’occasione di confronto non solo per gli iscritti dem ma per tutti i simpatizzanti e gli elettori del partito”. C’è da chiedersi: di quale confronto parla il segretario Magorno? Su che cosa, per che cosa e, soprattutto, verso che cosa? E’ ormai un fatto consolidato che le primarie sono solo il luogo dove mettersi in fila con un euro in mano e votare. Punto. Smontati i gazebo, chiusi i circoli, solitamente ci si rivede al prossimo appuntamento elettorale. Gli amici del PD, dovrebbero seriamente interrogarsi se sarà questo inutile e insignificante rituale di finta democrazia partecipata che, potrà sbarrare la strada all’orda antipolitica che sta’ per travolgere il sistema politico tradizionale e suoi attori principali.

 

Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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