Lo Tsunami Oliverio, i politici ‘arraffa arraffa’ e i sabotatori di quartiere

Ci verrebbe da chiedere: che fine ha fatto il quadro fosco intorno a Mario Oliverio fatto di intrighi, isolamento, trame, raccontato da qualche manipolatore seriale della notizia calabrese?

di Pasquale Motta
domenica 27 settembre 2015
11:10
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 Sono mesi che il Presidente della Regione con una costante e incalzante campagna di stampa viene dipinto come accerchiato, isolato, sull’orlo dell’abbandono. I “manipolatori della notizia” hanno cercato di trasformare in “notizia scandalo” tutto ciò che riguarda o che ruota intorno alla regione, finanche la misura dei parcheggi della cittadella regionale. Dettagli, contraddizioni, paralisi del passato, sono state immesse nel frullatore del “gran manipolatore” e scaricate come fango addosso a Mario Oliverio. Chiaramente, l’impostura mediatica, la mistificazione travestita da informazione, la manipolazione spacciata per scoop, ha trovato alimentazione nella contraddizione di un PD nazionale e regionale. Finanche qualche mal di pancia di qualche riottoso e clientelare capo bastone locale, è stata utilizzata per descrivere un Oliverio in difficoltà. Per non parlare di qualche astro nascente nazionale sceso a sud del Pollino con l’obiettivo di arruolare zingari, capi bastone e qualche ras locale tra le file degli “arrabbiati con Oliverio” e prepararsi magari il terreno per un seggio in Parlamento a costo zero. Arraffa arraffa della politica “nuova” che, magari, immaginano un futuro di statisti baciati dalla corrente all’incrocio tra il Crati e il Busento. Insomma tutto ha fatto e fa brodo pur di demolire l’immagine e la credibilità di Oliverio e del suo governo. Poi in queste ultime ore appare la realtà, quella con la quale i manipolatori della notizia fanno a pugni quotidianamente, ed emerge in tutta la sua forza dirompente, i falsari vengono smascherati, gli aspiranti statisti fanno la figura dei dilettanti allo sbaraglio, e i sabotatori di quartiere ritornano nelle dimensioni minuscole dove sono sempre stati.

E’ bastato che un gruppo imprenditoriale, IGreco, con consistenti interessi nella sanità privata mettessero sotto tiro il Presidente della Giunta regionale, reo, di aver difeso il principio della difesa della sanità pubblica, e con Mario Oliverio si è schierata la Calabria per bene. La Calabria dei tanti amministratori locali, delle associazioni civili, del lavoro.

È uno tsunami rigenerante quello che si è raccolto intorno al presidente della regione Calabria Mario Oliverio a difesa della sanità pubblica della regione. Quasi 300 sindaci. Adesioni da tutta la regione e di ogni estrazione politica e, ancora, consiglieri comunali, associazioni, insomma la società civile, politica e amministrativa del territorio. Tutti si sono ritrovati accanto al presidente della Calabria per difendere il principio della sanità pubblica che non può essere smantellata da lobby, lobbisti, alcuni travestiti da giornalisti, e mediatori di interessi privati.

Il progetto politico che Oliverio ha cominciato a mettere in campo comincia a smuovere le coscienze e ad affermare una nuova consapevolezza nella classe dirigente intermedia. Una partecipazione che travolge positivamente anche il giornalista Adriano Mollo del Quotidiano del Sud, finito nella linea di fuoco dello stesso gruppo imprenditoriale.

Ci verrebbe da chiedere: che fine ha fatto il quadro fosco intorno a Mario Oliverio fatto di intrighi, isolamento, trame, raccontato da qualche manipolatore seriale della notizia calabrese? Noi, per aver sostenuto sempre una linea diametralmente opposta, tesa cioè, a sbugiardare le bufale e i finti scandali, siamo stati accusati da costoro e dai loro satelliti, di essere giornalisti di regime, imbonitori, manganellatori e quant’altro. Stiano sereni, noi facciamo solamente il nostro mestiere: informiamo con onestà intellettuale. Abbiamo sostenuto da subito che quella subita da Oliverio e dal collega Mollo, era ed è, una pesante intimidazione tesa a condizionare il governo della regione e la libertà di stampa. Una posizione non isolata la nostra, tant’è che, finanche la FNSI, il sindacato dei giornalisti è intervenuto per confermare la nostra impressione con una nota di Carlo Parisi. Ricordando che, il gruppo IGRECO è lo stesso che, “fra l’altro edita il quotidiano La Provincia di Cosenza (quello della redazione sparita e riapparsa il giorno dopo senza 4 giornalisti)”, ha dichiarato con una certa dose di ironia Carlo Parisi.

Oggi, in Calabria, si è aperta la guerra tra due visioni della sanità: una, quella più volte declinata dal Presidente, che punta ad una sanità pubblica ed efficiente, moderna e che dia risposte in termini di organizzazione e professionalità, al servizio delle fasce più deboli e dei territori; e un'altra visione del sanità, quella che punta a svuotare la sanità pubblica per accaparrarsi a colpi di milioni di euro dei contribuenti, il business che potrebbe derivare proprio dal fallimento della sanità pubblica.

E’ evidente che, a questo punto, è arrivato il momento che rispetto a queste due visioni, si faccia chiarezza una volta per tutte. Si faccia chiarezza tra le istituzioni, in particolare, tra Governo e Regione. E’ il Governo infatti, che ha inviato un commissario che ogni giorno di più appare come una testa di legno al servizio delle lobby che vogliono smantellare la sanità pubblica, piuttosto che, un manager pubblico con l’obiettivo del risanamento e del potenziamento della sanità pubblica. Su questa contraddizione, coloro che sono al governo del Paese, non possono più glissare con frasi fatte o con sterili inviti alla collaborazione tra Scura e Oliverio. Scura ha affermato che non risponde ai calabresi, ma solo a Lotti e Gelli, il primo è sottosegretario alla Presidenza del consiglio, il secondo è il responsabile nazionale della sanità del PD. Ci pare evidente che, a loro, si debba chiedere conto una volta per tutte, per la risoluzione di un pasticcio che, sta mettendo a dura prova l’atavica pazienza dei calabresi.

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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