La Calabria, il 2015, la Giunta Regionale. Voto sufficiente. Ad Oliverio? Credito aperto ma critico

In un virtuale mazzo di carte in mano ad Oliverio nella partita che sta giocando in Calabria, il 2015 è stato ormai scartato. Dispiace constatarlo ma, da questa giocata, Oliverio non ha tratto molti punti, né tantomeno ha ancora creato le condizioni per vincere la partita. Le attenuanti sono molte, tra queste una pesante eredità, ma errori e approssimazioni sono stati altrettante nella ricerca di trovare la strada giusta che porti diritto alla salvezza di questa Regione

di Pasquale Motta
venerdì 1 gennaio 2016
12:10
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 Il 2015 è ormai giunto al suo epilogo e come ognuno di questi merita un parziale bilancio. In queste ore si susseguono i rendiconti e le analisi di politici, amministratori e opinionisti su cosa sia stato questo anno per la Calabria in relazione, soprattutto, al Governo regionale targato Oliverio. Non abbiamo mai fatto mistero della nostra posizione editoriale rispetto alla giunta regionale guidata da Oliverio; le nostre testate, infatti, hanno concesso un’ ampia “apertura di credito” a questa esperienza amministrativa e ciò per due ragioni molto semplici : a) stima per il politico Oliverio, b) comprensione per la complessità del governo di questa Regione. Insomma abbiamo creduto alla fusione del fattore umano con un progetto di radicale riforma del sistema. Un binomio più volte enunciato e annunciato da Mario Oliverio ed al quale hanno creduto anche i calabresi. Una curiosità paradossale: aver scelto questa impostazione che, tra l’altro, è un metodo spesso assunto dalle grandi testate nazionali in relazione al governo del Paese, in relazione alla Calabria, invece, almeno per quanto riguarda la nostre testate, ci ha procurato qualche conseguenza, a volte leggera, altre volte un po’ più pesante. Seconda curiosità paradossale: gli attacchi più pesanti ci sono arrivati non solo da altre testate giornalistiche ma esponenti di quella galassia politica che, almeno formalmente, sono collocati a sostegno dell’esperienza politica che sostiene il governatore Mario Oliverio. Da pezzi dello staff, a fronti interni al PD, da pezzi di lobby o imprenditoria legati a questo o quel personaggio, da qualche consigliere regionale il giorno Oliveriano e la notte suo oppositore, a seconda delle fasi che abbiamo esaminato o delle posizioni delle quali abbiamo dato conto, ci sono piovute accuse ed offese di tutti i tipi: servilismo, editorialismo prezzolato, querele, richieste di risarcimento e quant’altro.


Insomma, se avessimo scelto di attaccare pregiudizialmente l’esperienza del Governo Oliverio, così come hanno fatto diverse altre testate, avremmo avuto più giovamento sul piano commerciale e nell’immaginario collettivo dove è molto di moda il populismo e il qualunquismo gridato ed antipolitico. E allo stesso tempo avremmo goduto di amicizie maggiori e qualche problema in meno all’interno dello stesso PD. Paradossale vero? Purtroppo questa è stata ed è la realtà dei fatti. Tuttavia, noi abbiamo scelto la nostra collocazione nell’editoria calabrese, senza pentimenti e con grande determinazione, la corrente di pensiero alla quale abbiamo aderito, infatti, ha fin da subito avuto come obiettivo quello di informare e non di gridare ogni giorno allo scandalo. Amiamo il giornalismo che si prefigge il compito di spiegare, di far comprendere la notizia, anziché rincorrere il retroscenismo, lo scandalo o peggio la manipolazione e la costruzione dello scandalismo giornalistico. Infine, siamo orgogliosamente disinteressati delle dinamiche correntizie interne al PD. Il nostro obiettivo era e rimane l’interesse della Calabria. Siamo romanticamente ancorati all’idea gramsciana che colloca il giornalismo nel solco della missione dello svolgimento di una funzione ancora oggi fondamentale nella costruzione di una coscienza civica: la “pedagogia delle masse”. Si, le masse, le stesse che proprio oggi, nell’epoca della rete e della circolazione di miliardi di notizie incontrollate e inesatte, sono ancora più vulnerabili di quelle che si informavano all’inizio dello scorso secolo. Per questi motivi le accuse di essere Telekabul, di fare informazione di regime, che ci sono state lanciate da qualche concorrente interessato o dai soliti cretini, o dai finti e sleali sostenitori di Oliverio ogni volta che li abbiamo beccati con le mani nel sacco, ci sono scivolate addosso senza lasciare traccia. Ma torniamo al punto, e cioè il 2015.


In un virtuale mazzo di carte in mano ad Oliverio nella partita che sta giocando in Calabria, il 2015 è stato ormai scartato. Dispiace constatarlo ma, da questa giocata, Oliverio non ha tratto molti punti, né tantomeno ha ancora creato le condizioni per vincere la partita. Le attenuanti sono molte, tra queste una pesante eredità, ma errori e approssimazioni sono stati altrettante, nella ricerca di trovare la strada giusta che porti diritto alla salvezza di questa Regione. Alle attenuanti e ai limiti ed errori imputabili al Presidente Oliverio, non si può non aggiungere una palla al piede pesante come un fardello, non imputabile al Presidente, e cioè, la qualità e l’ inadeguatezza di un partito, il PD calabrese che non solo è un bluff, ma, almeno a nostro avviso, è il luogo delle trappole costanti alla buona riuscita e ad un’ efficiente azione di governo e di riforma di questa regione. Siamo assolutamente consapevoli delle insidie lanciate contro o cadute addosso al Presidente della Regione Calabria. I pessimi rapporti con il Governo, Sanità, Rimborsopoli e le sue conseguenze politiche, una normativa che impedisce lo spoyl sysem nella burocrazia, le lobby che presidiano e assediano i centri di potere e che costringono da un anno il Presidente a convivere con il quadro burocratico costruito dal suo predecessore, le stesse lobby che rallentano radicali riforme di sbaraccamento di carrozzoni, corruzione dilagante, rapporti privilegiati di potenti burocrati con pezzi di imprenditoria malsana, direttori generali da troppo tempo alla testa di dipartimenti e settori delicati e a rischio corruzione e infiltrazione. Questo e molto altro, il grumo di difficoltà che sicuramente ha impedito a Mario Oliverio di far percepire la carica innovatrice più volte annunciata. Un’attenuante non da poco. E tuttavia, c’e da ritenere che, Oliverio e i suoi più leali sostenitori, dovrebbero ragionare un po’ di più su propri limiti e sui propri errori nella gestione di una macchina complessa e piena di insidie e di trappole e sulla scelta dei profili professionali ai quali affidare la guida di una macchina burocratica regionale che ha bisogno di competenza e allo stesso modo di discontinuità con il passato. Tante, almeno a nostro avviso, sono state le questioni che sono sfuggite di mano in questi mesi, e tante sono le questioni che lo staff del presidente, non se ne dolga nessuno, quotidianamente affrontano con l’approssimazione dei dilettanti allo sbaraglio e, forse, tante sono le compromissioni con una burocrazia alla quale si “chiede” troppo con la dizione del “mi manda Picone” e, forse, “Picone” di quelle richieste è completamente all’oscuro.

Limiti e approssimazioni, sono emerse anche in quell’area politica che sostiene Oliverio fin dalle primarie e che si sono incaricate della delicata gestione della partita politica del PD calabrese, delle relazioni con i capi clan del renzismo, con il governo e tutta la vicenda politica che accompagna il cammino del Presidente Oliverio nella sua esperienza di governo, sia nella chiusura che, nell’aperura di nuove alleanze politiche. Farsesche le liti e le manifestazioni di unità di facciata all’indomani di riunioni del PD finalizzate a calmierare le faide tra clan politici. Inutile, sbagliato e fuorviante la scelta di mantenere un segretario regionale motore della fibrillazione politica di questi mesi intorno alla giunta regionale. Tutto ciò, meriterebbe una più attenta rivisitazione autocritica. Rimborsopoli, è ormai noto, ha fatto saltare l’equilibrio politico uscito dall’impianto elettorale. La via d’uscita alla catastrofe politica determinata dall’indagine su rimborsopoli è probabile che sia stata quella obbligata. E tuttavia, l’espulsione di una risorsa politica come Carlo Guccione da quell’equilibrio, avrebbe meritato un maggiore approfondimento e forse una maggiore cautela nei metodi e nelle forme. La Giunta che è venuta fuori è certamente di altissimo livello, e siamo convinti che stia facendo buone cose, ma non si può far finta di non vedere l’assenza di anima e il permanere di un vuoto politico che ogni giorno rischia di pesare di più nella percezione pubblica dell’azione di Governo della Giunta Regionale. A questo si aggiunga che il quadro politico che si sta delineando a Cosenza e non solo, potrebbe compromettere la riconquista della città nello scacchiere del centrosinistra alle prossime amministrative, una ipotesi questa che, sul piano simbolico e politico, potrebbe aprire uno scenario dalle conseguenze imprevedibili per il futuro della stessa esperienza Oliverio al governo della Regione.

Per ora la nostra riflessione si ferma a queste osservazioni. Rilievi critici, ma anche buoni auspici che ci permetteremo di approfondire nel corso del 2016. Sottolineature che ci siamo permessi di osservare sul campo e in relazione alla nostra esperienza. Sono tante le cose che abbiamo apprezzato in questi mesi, a partire dalla nuova programmazione dei fondi europei, ma altrettante sono le cose che ci paiono vadano al più presto corrette. Da Expo passando al governo dei dipartimenti, si sono verificati fatti, circostanze ed episodi che, non avremmo voluto più vedere o che avrebbero dovuto avere altri epiloghi e relativi risultati. Pensavamo che alcune pratiche facessero parte di stagioni nefaste e superate del passato. Purtroppo così non è stato. Confidiamo dunque, che il Presidente Oliverio possa giocare le prossime carte della sua partita, accelerando nelle riforme e invertendo su errori e contraddizioni emersi nella gestione della rotta tracciata. Per quanto ci riguarda, noi auguriamo al Presidente Oliverio e alla Calabria tutto il bene possibile e confermiamo la nostra “apertura di credito” alla Giunta Regionale e al Presidente Mario Oliverio, ma tale credito, a partire dalle prime ore di questo 2016, sarà un “credito critico”, con l’esclusivo obiettivo di fornire le nostre modeste valutazioni e informazioni affinché possano contribuire ad indirizzare la barca Calabria a navigare sulla rotta di lidi più tranquilli e non naufragare verso coste impervie. Auguri Calabria, auguri Presidente.

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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