Erosione, è più colpevole la burocrazia che l'abusivismo

Nelle ore scorse, nel corso delle violente mareggiate che hanno sconquassato la costa tirrenica centro nord calabrese, grazie ad un reportage televisivo realizzato per conto della mia testata televisiva, ho toccato materialmente con mano quanto grande e capillare sia il lavoro per rimettere in sesto questa nostra terra bella e dannata.

di Pasquale Motta
giovedì 5 febbraio 2015
17:33
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Intanto vorrei sottrarmi al dibattito un po' sterile che si innesca ogni qualvolta che la Calabria si trova al centro di eventi climatici  che danneggiano  la costa calabrese e cioè, quello di ricondurre le responsabilità di tutto alla questione dell’abusivismo. Questa discussione finisce inevitabilmente per spostare l’attenzione dal problema della soluzione, al problema delle responsabilità del passato. E’ vero, la nostra terra e’ stata massacrata dall’abusivismo sulla costa. Ciò, è avvenuto a cavallo tra la metà degli anni 70 e tutti gli anni ottanta. Poi, tra condoni, variabili agli strumenti urbanistici e così via, tutto o quasi, è stato sanato. Sono passati 40 anni. Abusivismo o meno, oggi, quello che e’ stato realizzato rappresenta la maggioranza, se non l’unica, economia legata al turismo costiero  della nostra Regione. A questo punto che si fa? Mentre dibattiamo su chi e cosa cosa ha determinato il fenomeno dell’abusivismo,  aspettiamo che il Mare, l’erosione, il dissesto idrogeologico, si porti via tutto,  uccidendo così quel poco di sviluppo economico che, comunque, nel bene o nel male e’ stato realizzato sulle nostre coste? Credo, dunque, che questo dibattito, a 40 anni da scelte urbanistiche scellerate, ma ormai datate, non sia più utile a nessuno. Semmai dovremmo innescare un dibattito politico sulla riqualificazione delle patrimonio urbanistico esistente che, anche a causa del crollo del turismo della seconda casa,  anno dopo anno, si è inevitabilmente deteriorato, aggiungendo così squallore al già eccessivo degrado urbano. Ma questa, è un’altra storia. Quello che oggi appare urgente, dunque, e’ salvaguardare le coste calabresi con interventi tempestivi  e parallelamente con interventi strategici e definitivi. Interventi che mirino al ripascimento degli arenili completamente scomparsi. Non siamo all’anno zero. Studi che sono stati condotti da fior di professionisti e da ambienti universitari relativi al moto ondoso, ai corsi fluviali, giacciono da qualche anno negli uffici della Regione, si tratta di tirarli fuori e attuarli. Pochi, infatti, sono a conoscenza che, il fenomeno dell’erosione, nel corso degli anni, più che essere stato determinato dall’abusivismo edilizio, e’ stato determinato dalle massicce opere di regimazione fluviale realizzate nei fiumi calabresi nel corso degli anni 50, 60 e 70. L’uso massiccio delle briglie,  per esempio, ha  bloccato l’afflusso naturale dei detriti, ha determinato la scomparsa delle foci dei fiumi e, conseguentemente, la scomparsa degli arenili. In questi anni, spesso, si è discusso  della qualunque, relativamente al fenomeno dell’erosione,  ciò ha portato inevitabilmente enti locali, Regione e Governo, a perdere tempo  e risorse. Immobilismo, scarsi investimenti in  reali interventi risolutivi del problema, realizzazione di opere completamente inutili hanno fatto il resto. Se ciò non fosse vero, come si spiegherebbe il fatto che, il dipartimento dei Lavori Pubblici della Calabria rischia di perdere il 60% delle risorse comunitarie? In sostanza al danno dei mancati interventi, possiamo tranquillamente aggiungere   la beffa della perdita delle risorse. Sia chiaro, questo mio ragionamento non è finalizzato ad assolvere dalle responsabilità le classi politiche che hanno determinato l’abusivismo, responsabilità che, per carità, ci sono tutte.  Nel mio reportage televisivo, tra l’altro, le conseguenze degli errori e delle approssimazioni delle scelte tecniche-politiche e amministrative, le tante leggerezze e i tanti paradossi degli interventi pubblici e degli enti locali, anche in tempi recenti emerge e viene sottolineato con durezza. E’ doloroso vedere il bel lungomare di Nocera Terinese semidistrutto dalle mareggiate ma, è altrettanto evidente che, quel lungomare, forse, è stato realizzato con dubbie procedure  d’appalto e, forse, e’ stato  posizionato con estrema leggerezza nel luogo dove oggi è ubicato. Fa rabbia vedere la SS18 cadere sotto i colpi del mare, mentre il progetto e il relativo appalto per la sua messa in sicurezza definitiva, risulta bloccato, tra ricorsi amministrativi e lungaggini burocratiche e, mentre il business degli interventi d’urgenza, come la messa in opera dei massi, continua a far prosperare molto probabilmente, burocrazie corrotte e imprese compiacenti. E che dire delle opere realizzate  a Fuscaldo a difesa della coste, come le barriere frangiflutti che si sono letteralmente sbriciolate in poco tempo, proprio sotto i colpi delle mareggiate che avrebbero dovuto arginare? Forse qualche responsabilità tecnico politica su queste cose ci sarà? E potrei continuare  con un lungo elenco di esempi di questo tipo, ma sarebbe troppo lungo riportarlo in un pezzo giornalistico. Ci auguriamo che la nuova Giunta Regionale intervenga radicalmente su queste dinamiche , modificando tempi e modi di erogazione della spesa, riformando radicalmente la burocrazia, programmando la spesa comunitaria, allontanando burocrati inefficienti e corrotti,  attuando gli interventi giusti. La gente con la quale abbiamo avuto modo di interloquire durante il nostro reportage, e’  demotivata, sfiduciata, a tratti sfiancata. Se non si riuscirà a invertire, attraverso decisioni concrete,  questo stato d’animo, determinato dalla sfiducia profonda nelle istituzioni pubbliche, il rischio è che, ad essere erosa definitivamente insieme alla costa calabrese, sia la speranza per il futuro e per la salvezza.


Pasquale Motta

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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