Enzo Bruno assolto: la giustizia spende centinaia di migliaia di euro per '56 euro'. Subito la riforma

Enzo Bruno, neo Presidente della provincia di Catanzaro, è stato assolto dalla Corte d’appello di Catanzaro dal reato di peculato con la motivazione: il fatto non sussiste.

di Pasquale Motta
venerdì 28 novembre 2014
21:39
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La vicenda merita una riflessione, non solo perché è un ulteriore colpo alla concezione giuridica di una certa magistratura, ma anche perché, è già in corso nel paese una discussione della riforma della Giustizia  che vede la corporazione dei magistrati da un lato e il mondo della politica dall’altro. Con amara ironia potremmo dire : la “virtù contro il vizio”. Uno schema irreale che in tanti però hanno cercato di accreditare in questi ultimi vent’anni. Ovviamente nella discussione non mancano i soliti professionisti del giustizialismo, schierati con i primi e pronti ad utilizzare gli episodi di malcostume verificatisi in diverse regioni d’Italia per fare resistenza all’ipotesi di qualsiasi riforma che riguardi l’ordine giudiziario.
In dissenso con lo schema appena delineato, a me piace utilizzare invece, la vicenda di Enzo Bruno, per affermare il contrario. E cioè, su quanto sia necessario e non più rinviabile riformare la Giustizia. L’attuale Presidente della provincia fu coinvolto in una mega inchiesta su alcuni rimborsi per missioni, all’epoca dei fatti era capogruppo del PD in consiglio provinciale, con lui furono indagati vari esponenti provinciali di diverse aree politiche. I fatti contestati ad Enzo Bruno apparvero ridicoli fin dal primo momento. In sostanza aveva partecipato ad un convegno accompagnato dalla moglie. Enzo Bruno, considerato che era in missione istituzionale, aveva diritto al rimborso del pernottamento, ma siccome con lui aveva pernottato anche la moglie, scattò un aggravio del costo della camera che passava da "doppia uso singola" a "matrimoniale". Il costo di tutto ciò fu di 56 euro. La somma appunto, per la quale Enzo Bruno fu mandato a processo e condannato in primo grado ad un anno. E’ noto che, le sentenze vengano emesse “oltre ogni ragionevole dubbio”, purtroppo,  in questo caso, il primo Giudice, non solo non è stato sfiorato dal benché minimo “ragionevole dubbio” ma nemmeno di quella  minima dose di buonsenso che avrebbe dovuto guidare la valutazione di questa “fattispecie”. C’è voluto qualche anno affinché un secondo Giudice correggesse una simile enormità. Durante questo tempo ad Enzo Bruno non sono state risparmiate feroci gogne mediatiche, molto in voga nella nostra Repubblica delle banane,  soprattutto in prossimità della sua elezione a segretario provinciale e successivamente a Presidente della provincia di Catanzaro. Una gogna, arrivata tra l’altro sulle colonne del Fatto Quotidiano e rilanciata finanche sul Corriere della Sera. Stamattina ho dato un’occhiata ad entrambi i giornali, eppure, nonostante i numerosi  lanci d’agenzia, della notizia dell’assoluzione neanche l’ombra. Insomma un’ulteriore prova, se ancora ce ne fosse bisogno, che in questo paese oltre riforma della giustizia si rende indispensabile agire sul rapporto malato tra una certa stampa e una certa magistratura. Ma che vuol dire riforma della giustizia? Separare definitivamente e fisicamente le carriere dei Giudici, velocizzare i processi (altro che allungare le prescrizioni), prevedere, oltre la responsabilità civile anche quella contabile per i magistrati che sbagliano. Questo significa riforma, altro che riduzione delle ferie.


Qualcuno si chiedeva quanto sarà costato il processo per la presunta truffa di 56 euro a carico di Enzo Bruno. La risposta è semplice ed amara: centinaia di migliaia di euro  in ore di lavoro, carta, perizie e spese legali. E ovviamente di tutto ciò, non ne risponderà nessuno. L’unico risarcimento per Enzo Bruno, sarà la soddisfazione di aver dimostrato di essere una persona perbene, che non è poca cosa certamente, ma a quale prezzo? A lui, e meno male, va riconosciuta la forza di aver resistito al rischio dell’espulsione dai binari della carriera politica. Altri, purtroppo, non hanno avuto la stessa forza e la stessa sorte.


Pasquale Motta

 

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