Anche un calabrese nella conquista della Luna 50 anni fa

Dario Antonucci oggi ha 95 anni. Residente nel Tennessee ma originario di San Marco Argentano, nel Cosentino, progettò il sistema che controllava tutti parametri di bordo dell'Apollo 11. Ecco la sua storia nel giorno del 50esimo anniversario della storica impresa

di Francesca  Lagatta
20 luglio 2019
20:43
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Il nome Dario Antonucci probabilmente non rievoca ai più alcun ricordo, eppure questo vecchietto di 95 anni, residente nel Tennessee ma calabrese fino al midollo, è stato tra i maggiori protagonisti di un evento di portata mondiale che divide la storia tra il primo e il dopo: l'uomo per la prima volta sulla luna, cosa che accadde esattamente 50 anni fa. Quel giorno, il 20 luglio 1969, Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, e 19 minuti più tardi Buzz Aldrin, approdarono sul satellite che da sempre fa da sfondo a pensieri profondi e storie d'amore, mentre Michael Collins controllava il modulo di comando Columbia.

A capo della squadra che controllava i parametri di bordo

Dario Antonucci, come il resto del mondo, seguì la storica impresa in diretta, ma molto più da vicino, perché quell'uomo di 45 anni di origini cosentine (i genitori erano di San Marco Argentano) aveva progettato il sistema che misurava e controllava tutti i parametri di bordo della navicella spaziale su cui viaggiavano gli astronauti. Non solo, era a capo di una squadra di selezionatissimi professionisti composta da 13 tecnici e 4 ingegneri. Fu il giorno del successo, il giorno più emozionante della sua vita dopo la nascite delle sue figlie. Oggi parla di quel ricordo con la stessa emozione, lo si evince da una recente intervista rilasciata al quotidiano La Repubbblica, a cui, a proposito di riconoscimenti alla carriera dice: «Il mio premio più grande è stato riuscire a realizzare quel progetto, che è stato un grande successo per tutta l'umanità». Da allora seguì tutte le spedizioni lunari. Tutte. Anche la drammatica missione dell'Apollo 13, in cui l'equipaggio, di cui Dario faceva parte, si salvò per miracolo.

Un amore nato tra i banchi di scuola

L'amore di Dario per lo spazio cominciò presto. Gliene parlò per la prima volta un professore ebreo che, trovandosi ai tempi del fascismo, veniva spesso emarginato. Ma dall'aria razzista che si respirava a scuola Dario non ne voleva sapere, voleva solo imparare tutto ciò che c'era da sapere sull'universo. Rimase incantato guardando una simulazione in cielo del suo maestro. Aveva un animo dolce e sensibile, reso fragile dalla morte di sua madre, sopraggiunta quando il futuro scienziato spaziale aveva appena 11 anni.

Il licenziamento, poi il successo

Il tempo passò in fretta e per Dario arrivò la parentesi dell'arruolamento durante la guerra, durante la quale fu impiegato come radio operatore. Tornò nel '46 e si iscrisse ai corsi serali di ingegneria, perché di giorno lavorava. Poi la sua azienda si trasferì ma lui non volle lasciare suo padre da solo e si licenziò. Quel gesto di generosità fu la sua fortuna, perché, a piccoli passi e con qualche difficoltà, nel 1960 strappò un contratto alla Grumman Aerospace Corporation, il colosso industriale che aveva prodotto i caccia per il secondo conflitto mondiale. La svolta definitiva arrivò nel 1962, quando l'azienda firmò con la Nasa un contratto per realizzare la strumentazione del Lem, il modulo lunare. Il resto è storia. La sua, in particolare, è contenuta nell'autobiografia “Dario – America’s gift to an immigrant”, pubblicata nel 2011.

L'omaggio al Kennedy Center

Oggi una delle sue figlie sarà al Kennedy Center di Cape Canaveral, in Florida, per rappresentarlo alle cerimonie commemorative della missione Apollo 11. Quest'anno le autorità americane renderanno omaggio a lui e a tutti coloro che resero possibile l'impresa.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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