La Roccisano, la telefonata e la manipolazione genetica della notizia

Da quello che ci è dato sapere, l'esponente della Giunta Oliverio ha semplicemente chiesto a Barbaro il perché del mancato pagamento delle spettanze legittimamente riconosciute e nonostante lo storno dei fondi da parte della Regione ai dipendenti di Calabria Etica. Viene da chiedersi quale sarebbe l'anomalia, il reato, la scorrettezza?

di Pablo .
6 settembre 2015
21:31
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 Dunque l'assessore Roccisano nuovamente sotto attacco, l'ennesimo, quest'ultimo un po' vergognoso, condito dalla solita "manipolazione genetica della notizia", ovvero, trasformare un fatto assolutamente ordinario in uno scandalo. L'assessore Roccisano avrebbe fatto una telefonata che, secondo coloro che l'accusano, non avrebbe dovuto fare. E a chi avrebbe telefonato la giovane assessora tanto da essere accusata di aver commesso un reato penale? Un incauto osservatore esterno potrebbe magari immaginare che l'assessora avrebbe telefonato a Riina, ad un latitante, a un pregiudicato? Niente di tutto ciò. La neo assessora ha semplicemente telefonato a un dirigente generale della Regione, Carmelo Barbaro, un suo subordinato, per chiedere la ragione di una presunta inadempienza rispetto l'esecuzione di un atto amministrativo. Tutto qua? Si tutto qua. La vicenda e' legata alla questione Calabria Etica, la società in house della Regione commissariata da Oliverio e ora posta in liquidazione. Prima di assumere tali provvedimenti però, la Regione, aveva proceduto a rescindere i contratti con il personale dipendente, chiaramente, fatte salve le spettanze fino a quel momento maturate. La giunta regionale aveva poi provveduto a stornare i soldi alla società per il pagamento di quanto dovuto e cioè, circa 400 mila euro, decisioni assunte al fine di tutelare la Regione da probabili e costosi contenziosi, infine, la Giunta Regionale, ha provveduto a nominare il commissario liquidatore nella persona del prof. Valerio Donato, nomina che allo stato, non è ancora esecutiva. Da quanto ci è dato sapere, la vicenda della "galeotta telefonata" risale al 24 agosto, una telefonata scaturita nel corso di un incontro tra l'assessore regionale e gli ex dipendenti di Calabria Etica, i quali, protestavano perché nonostante gli adempimenti della Giunta Regionale, loro continuavano a non essere pagati. Questi i fatti. Circa 2 settimane dopo i fatti, ecco irrompere i soliti sacerdoti dello scandalismo nostrano, i quali, con la stessa sincerità del Pinocchio di Collodi, gridano allo scandalo per quella telefonata: l'assessore non poteva e non doveva farla (curiosa l'idea che un assessore regionale in carica non possa telefonare ad un suo dirigente) e che, addirittura, la Roccisano avrebbe quasi compiuto un reato. Insomma, in Calabria e' nato un nuovo registro della notizia criminis che, curiosamente non ha più sede nelle sedi giudiziarie ma alberga nelle redazioni di alcune testate. Ma torniamo alla questione telefonata. Quale sarebbe il nocciolo della telefonata al dirigente Barbaro, commissario di Calabria Etica, da parte della Roccisano? Da quello che ci è dato sapere, l'esponente della Giunta Oliverio ha semplicemente chiesto a Barbaro il perché del mancato pagamento delle spettanze legittimamente riconosciute e nonostante lo storno dei fondi da parte della Regione ai dipendenti di Calabria Etica. Viene da chiedersi quale sarebbe l'anomalia, il reato, la scorrettezza?
La ricostruzione e, dunque, la motivazione fornita dal solito ben informato retroscenismo giornalistico sostiene che, la deliberazione della messa in liquidazione della società Calabria Etica, di fatto impedirebbe al commissario Barbaro, di liquidare le spettanze. Una motivazione che sa molto di panzana. Se ciò fosse vero, considerato che la nomina del commissario liquidatore non era ancora esecutiva significa che l'impedimento era ed è, allo stato, inesistente. E comunque, se la motivazione dell'inadempienza di Barbaro e' da ricondurre a ciò, c'è da chiedersi perché non la mette per iscritto e dunque, la formalizza? Affidare le motivazioni del "contenzioso" tra Barbaro e la Giunta Regionale piuttosto che agli atti formali alla "velina giornalistica" fa sorgere non pochi dubbi sulla buonafede di questa ulteriore tempesta di carta ai danni della giovane assessora Federica Roccisano. A questo punto, a nostro avviso, l'opinione pubblica calabrese aspetta che il dirigente Carmelo Barbaro, formalmente, faccia chiarezza e sgombri anche il sospetto che certe veline partano dal suo ufficio. Faccia chiarezza per dovere verso l'istituzione regionale da cui dipende e verso coloro che gli hanno assegnato il compito di mettere ordine amministrativo nella società regionale Calabria Etica.

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