L’aeroporto, l’Infopoint, il prefetto De Felice e la vittoria del pressapochismo calabrese

VIDEO | A quasi una settimana dallo scoppio del caso il presidente del Cda Sacal non ha ritenuto di chiedere scusa per il disagio provocato ai passeggeri. Se da mesi un ex prefetto della Repubblica e un presidente della Regione con un quarantennio di esperienza amministrativa sulle spalle non riescono ad attivare un semplice punto d’informazione turistica, sorge spontaneo chiedersi: siamo sicuri che questo assetto istituzionale e manageriale sia adeguato a far sopravvivere la nuova realtà degli scali aereoportuali calabresi?

di Pasquale Motta
8 agosto 2019
16:29
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De Felice e Oliverio
De Felice e Oliverio

Sulla questione del servizio Infopoint dell’aeroporto di Lamezia Terme ci sarebbe poco da aggiungere a quello che abbiamo testimoniato nella nostra inchiesta giornalistica condotta dalla nostra Luana Costa e dal nostro Agostino Pantano. I fatti, almeno così come si sono delineati al momento, sono chiari. E sostanzialmente sono tre. La Sacal ha tentato di rifilarci un po’ di balle. Il servizio ha sempre funzionato a singhiozzo. E sempre la Sacal si è impantanata su di una gara rivelandosi incapace di sbrogliare la matassa sul piano amministrativo. Punto. La Regione Calabria che su questo servizio aveva investito qualche migliaio di euro, dopo i nostri servizi ha revocato la gestione dalle mani della gestione Sacal. Almeno questo. Meglio tardi che mai. Il risultato è uguale su tutti fronti della vicenda: figura barbina della nostra Regione sul piano intercontinentale, considerate le caratteristiche dello scalo lametino.

 

Ordunque, una vicenda così paradossale e, per alcuni aspetti così demenziale, in un paese normale, in una regione normale, meriterebbe delle scuse formali da parte dei vertici della Sacal verso i calabresi, i turisti e i viaggiatori che transitano per l’aeroporto più importante della Regione. E, invece, a quasi una settimana dallo scoppio del caso, il massimo responsabile della Sacal, il presidente del Cda, il prefetto Arturo De Felice, non ha ritenuto di profferire parola, emettere uno straccio di comunicato stampa. Muto. Un silenzio, non se ne dispiaccia il Prefetto De Felice, che definire irrispettoso è quasi riduttivo. Soprattutto quando un disservizio va a penalizzare direttamente gli utenti dello scalo aeroportuale.

 

Forse i cittadini calabresi, i viaggiatori, gli utenti di questa Regione, dell’Europa e del mondo non meritavano considerazione? Al mutismo lametino del prefetto, subentra, invece, una certa loquacità in agro reggino. Infatti, rintracciato il presidente del CdA della Sacal presso l’aeroporto Tito Minniti della sua città, impegnato in una originale conferenza stampa sui risultati raggiunti dalla sua gestione, alla quale, come aveva già evidenziato il collega Riccardo Tripepi, non ha invitato né il presidente della Regione né il sindaco dell’Area metropolitana, incalzato dalla nostra Angela Panzera sulla questione Info Point (sotto, il video dell'intervista), ha rispedito al mittente, cioè alla Regione Calabria, le critiche sulla presunta inadempienza della Sacal nella gestione della gara dell’affidamento del servizio accoglienza. Della serie, il teatrino dello scarica barile prosegue alla grande.


Per quanto condita da una certa supponenza, la difesa del prefetto De Felice, ci appare debole, considerato che la Regione ha destinato alla Sacal le risorse finanziarie per l’attivazione di quel servizio. È indubbio che l’efficienza della Regione Calabria sul piano amministrativo faccia acqua da tutte le parti. E nelle inefficienze, rientrano i disastri e anche le scelte sbagliate su enti, sub-enti, società pubbliche che rappresentano la filiera per rendere efficiente la pubblica amministrazione.

 

In conclusione, se Mario Oliverio, la sua Giunta, il dipartimento del Turismo, non possono che recitare mea culpa, è altrettanto indubbio che grossi burocrati nominati per governare complesse macchine amministrative dovrebbero fare altrettanto. Tra questi, una personalità della caratura del Prefetto Arturo De Felice. Eh sì, anche il presidente della Sacal, dovrebbe fare un bagno di umiltà, ciò renderebbe onore al suo background. La nostra obiezione non è certamente finalizzata a turbare l’ego del prefetto De Felice, ci mancherebbe altro, ma le sue parole nel corso della conferenza stampa reggina e nel corso dell’intervista rilasciata ai nostri microfoni rivelano una certa supponenza nella sua ricostruzione della vicenda Infopoint che, oggettivamente, ci pare smentita dai fatti. E, onestamente, anche la sua ironia rispetto alle politiche della Regione ci appare ai limiti della scorrettezza istituzionale.

 

Arturo De Felice era stato nominato all’indomani della vicenda giudiziaria che aveva travolto i precedenti vertici della Sacal. La nomina, venne presentata dal presidente della Regione (qualcuno sosteneva che ad imporla fosse stato l’ex Ministro degli Interni Marco Minniti) come la chiave per riportare ordine e legalità all’interno della gestione dello scalo più importante della Regione. Una gestione, quella della Sacal, che a detta dello stesso governatore doveva rappresentare una forte discontinuità con il passato. Le poche voci che, al momento della nomina, sollevarono qualche perplessità furono subito soffocate da un consenso bipartisan e furono spente definitivamente con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Lamezia Terme. Sullo sfondo, rimase il brusio e i sussurri tra i corridoi del potere che suggerivano che era meglio non mettersi contro i poteri forti rappresentati dall’ex Prefetto.

 

Da allora sono passati ormai due anni, cosa è cambiato rispetto al passato? Poco o nulla, se non una certa regginizzazione dello scalo lametino, per il resto tutto è rimasto come prima, chi comandava continua a comandare con tutto il suo strascico di aspetti negativi. Di quella discontinuità tanto decantata dal presidente della Regione neanche l’ombra. L’aeroporto di Lamezia oggi controlla anche quelli di Crotone e di Reggio Calabria. Un scelta, quella dell’accorpamento gestionale, fortemente voluta dallo stesso governatore. Il bilancio di questa nuova realtà lo si trarrà tra qualche anno, quando si comprenderà meglio se le due strutture quasi morte di Crotone e Reggio Calabria, si porteranno dietro quella viva, la Sacal appunto.

 

Oggi, il sistema aeroportuale regionale è molto più complesso e ha bisogno di estreme ed innovative competenze in grado di reggere la concorrenza con potenti sistemi aeroportuali del Paese ed Europei. Sicuramente l’attuale gestione della Sacal si sarà attrezzata alla gestione di questa complessità, certo, la vicenda dell’Info Point rivela una certa approssimazione, roba da leggere con la famosa legge di Parkinson: «Un lavoro finisce sempre per richiedere tutto il tempo e tutte le risorse a disposizione». Evidentemente, tale legge non è stata sufficiente ai vertici amministrativi della Sacal per risolvere una questione, per certi aspetti ridicola, che è la gestione di un punto d’informazione turistica.

 

Se da mesi un ex prefetto della Repubblica, un presidente della Regione con un quarantennio di esperienza amministrativa sulle spalle, non riescono ad attivare un semplice punto d’informazione turistica, sorge spontaneo chiedersi: siamo sicuri che questo assetto istituzionale e manageriale sia adeguato a far sopravvivere la nuova realtà degli scali aereoportuali della regione? Ma per usare un’espressione di Piergiorgio Odifreddi sull’efficienza è appena il caso di ricordare che “nel caso dell’efficienza, più che andar storte le cose semplicemente non vanno dritte: si potrebbero far meglio, più velocemente o con minori risorse, ma si finisce per farle peggio, mettendoci, più tempo o spendendo di più, a causa della naturale propensione umana alla sciatteria”, proprio il caso dell’Info Point dell’aeroporto di Lamezia Terme.

 

Tuttavia la sensazione che si percepisce, è che ormai i pensieri del prefetto siano lontani da questi problemi, o dalla lealtà all’attuale presidente della Regione, i suoi compagni di viaggio sono già quelli che si prevede saranno i nuovi padroni politici della Calabria. Sono in tanti a scommettere, infatti, che De Felice guardi già alla conquista di Palazzo San Giorgio di Reggio Calabria, anche se, lui fa capire che le sue ambizioni siano più in alto. E, intanto, un altro aereo è atterrato a Lamezia Terme, altri viaggiatori, invano, cercano qualcuno che gli dia uno straccio d’informazione per arrivare alla destinazioni finali. Non le troveranno, dovranno arrangiarsi, così come da secoli si arrangiano i calabresi e i meridionali. Viva la terra del pressapochismo.


Pasquale Motta


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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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