Violenza su 13enne, ai domiciliari caporal maggiore degli alpini

I reati sarebbero stati commessi dal militare alcuni anni fa ma la vicenda era riemersa nell'autunno scorso, quando la vittima aveva ricevuto ricatti sessuali attraverso Instagram

di Redazione
martedì 23 aprile 2019
11:31
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Graziano Battista, caporalmaggiore di 30 anni dell'Esercito in forza al II Reggimento Alpini della caserma "Vian" di Cuneo, è stato posto agli arresti domiciliari con le accuse di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 13 anni e diffusione di materiale pedo-pornografico su Internet.

Il militare è stato scarcerato a seguito della richiesta presentata la scorsa settimana al Tribunale del Riesame dal suo avvocato Carmine Boccuni, del Foro di Taranto. Dopo più di quattro mesi nel penitenziario di Biella per Battista è stata scelta una sede fuori dal Piemonte per i domiciliari.

 

«Mandami foto dove sei nuda o diffondo le altre di quando eri ragazzina»

I reati sarebbero stati commessi dall'Alpino alcuni anni fa, ma la vicenda era riemersa nell'autunno scorso, quando la vittima, che oggi è ancora minorenne, aveva ricevuto attraverso Instagram una richiesta volgare da parte di un utente anonimo, che le indagini della Squadra Mobile di Cuneo avrebbero appurato trattarsi proprio del militare: «Mandami foto dove sei nuda o diffondo le altre di quando eri ragazzina».

In una nota divulgata del ministero della Difesa sulla vicenda si leggeva: «Confermando totale condanna e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione e assicurando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito esprime la totale intransigenza, tolleranza zero, nel contrastare tali inammissibili condotte».

La denuncia partita da un amico della vittima

A denunciare il tutto era stato un amico della vittima, che si era rivolto alla polizia che a sua volta aveva fatto scattare degli accertamenti arrivando ad ascoltare la giovane, che dopo le prime titubanze aveva accettato di raccontare tutto, parlando per sei ore consecutive davanti a una poliziotta e a una psicologa: la ragazza aveva riferito che i fatti sarebbero durati dal 2015, quando era appena tredicenne e lui aveva 27 anni. I due si erano conosciuti tramite un’amica comune e lui avrebbe ottenuto prima delle foto osé e poi diversi e continui rapporti sessuali non protetti, sempre attraverso minacce e ricatti.

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