Reggio, cresce l'amarezza tra i titolari dei gazebo sequestrati dal Comune

VIDEO | Gli imprenditori insieme alla Confcommercio auspicano di trovare una soluzione per evitare la chiusura durante l'estate, momento cardine per l'economia cittadina

di Angela  Panzera
martedì 18 giugno 2019
17:34
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Nuovo sequestro per tre dei sei gazebo presenti sulla via Marina di Reggio Calabria. Il Comune ha apposto i sigilli al “caffè Matteotti”, alla cremeria “Sottozero” e alla “Taverna marinara”, attività commerciali esistenti da anni in città e che rappresentano il fulcro dell’economia sul territorio durante la stagione estiva. Tutto ruota intorno alle indicazioni date dalla Soprintendenza. Le strutture intaccherebbero il verde pubblico a causa di 80 metri ritenuti abusivi. Una decisione che, però, non è stata per nulla mandata giù dai titolari degli esercizi i quali sono titolari della concessione da anni e che viene saldata ogni mese proprio secondo le indicazioni fornite dal e al Comune.


In buona sostanza pagano per quella metratura specifica che adesso non sta più bene alle Istituzioni. I commercianti, dopo la decisione di palazzo San Giorgio si sentono presi in giro e amareggiati: «Siamo molto amareggiati e umiliati - afferma alla nostra testata Roberto Donato, titolare del “caffè Matteotti” -. Questa decisione non va presa a giugno con l’estate alle porte. Ci mettono in ginocchio così. Si sarebbe dovuto discutere in tavolo comune e darci il giusto tempo per capire come ottemperare ad una soluzione condivisa. Io pago 30mila euro l’anno per il mio gazebo e i soldi il Comune li ha sempre voluti. Adesso mi contestano la metratura della struttura. Se volessero davvero recuperare spazio per il verde pubblico perché non lo recuperano dove sono presenti metri e metri di cemento, sempre sul lungomare? Rischiamo così, invece, di mandare a casa tantissime persone che ogni giorno lavorano onestamente. Ci auguriamo – ha concluso - che il Comune faccia un passo indietro e ci aiuti a proseguire le nostre attività per la stagione estiva che è fondamentale per noi».  


La Confcommercio reggina, poi, mette in discussione la legittimità della delibera comunale e sosterrà gli operatori in questa battaglia sindacale:
«Le nostre richieste sono state formulate - dichiara Carmelo Nucera, vicepresidente di Confcommercio - ancora prima dell’ondata di rappresaglia da parte del comune reggino. Già alla prima chiusura era stato istituito un tavolo di trattative in modo da rispettare le normative comunali ed allo stesso tempo non intaccare il lavoro delle attività commerciale e del personale coinvolto. Ieri pomeriggio, però siamo stati convocati – prosegue ad una conferenza “di servizi”, così l’hanno definita, alle ore 15:30 e, una volta arrivati, non erano presenti tutti i soggetti che dovevano interloquire con noi. Alle 16:00 circa abbiamo scoperto che il corpo dei vigili interagiva con i nostri associati per chiudere temporaneamente le attività per difformità sulle loro posizioni. Questo atteggiamento non ci sembra corretto - chiosa Nucera –, non ci sembra corretto che con un tavolo convocato per discutere la situazione, nello stesso istante si provveda alla chiusura delle attività».


Confcommercio insiste nel far luce sulla questione che sembra poco chiara. «Non possiamo dimenticare che questi gazebo - sottolinea il vicepresidente della Confcommercio - fanno del nostro lungomare e di Reggio Calabria uno dei punti di maggior attrazione. E noi anziché premiare le iniziative dei cittadini, penalizziamo chi dà lavoro alla ad un popolazione che soffre di una forte disoccupazione».


Adesso si lavora affinchè arrivi una sospensiva almeno fino a ottobre perché le aziende altrimenti rischiano di chiudere e di mandare a casa decine di dipendenti: «Vorremmo chiedere questa deroga fino a novembre per poter sistemare al meglio la questione - conclude Nucera - e capire soprattutto dove e come nasce l’ordinanza sui famosi “80 metri". Si tratta ovviamente di una normativa inserita all’interno del regolamento comunale, ma è vero anche che la stessa è stata approvata solamente lo scorso anno, senza essere discussa né approvata dal consiglio comunale».

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