Fermo pesca su Ionio e Tirreno per 30 giorni: stop al pesce fresco in tavola

Con il blocco aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotti stranieri o congelati se non si tratta di quelli freschi “made in Italy” 

di Redazione
lunedì 10 settembre 2018
10:24
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Da oggi, 10 settebre, per trenta giorni parte il fermo pesca che bloccherà le attività della flotta italiana dallo Ionio al Tirreno, nel tratto di costa che va da Brindisi a Roma. La conseguenza sarà lo stop del pesce fresco a tavola. Il divieto andrà ad aggiungersi al blocco pesca, già attivo nel tratto da San Benedetto del Tronto a Bari, che terminerà il 23 settembre.

Ne ha dato notizia la Coldiretti Impresapesca, la quale ha anche comunicato che «la pesca riprenderà a breve nell’Alto Adriatico da Trieste ad Ancona, dove i pescherecci sono stati costretti a rimanere nel porto già dal 30 luglio».

 

«Con l’estendersi del blocco dello Ionio che coinvolge la Calabria, la Puglia, la Basilicata, la Campania e una parte del Lazio – ha denunciato l’impresa Coldiretti - aumenta anche il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotti stranieri o congelati se non si tratta di quelli freschi “made in Italy” provenienti dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare».

Secondo l’impresa è  «un pericolo favorito dal fatto che, 0 in Italia, più di 2 pesci su 3 consumati nei territori interessati dal blocco vengono dall’estero».

 

Coldiretti Impresapesca ha più volte negli anni chiesto «una radicale modifica di questo strumento di gestione che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi».

La Coldiretti Impresapesca auspica che «dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie».

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