Calabresi senza un euro in tasca. Per l’Istat sono i più poveri d’Italia

Quasi 31 punti percentuali separano la punta dello Stivale dalla Valle d’Aosta che ha il numero più basso d’indigenti. Il Sud continua ad arrancare ma anche a livello nazionale la situazione si aggrava. Mai così male dal 2005

di Enrico De Girolamo
martedì 26 giugno 2018
15:13
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Le statistiche hanno il brutto vizio di usare i numeri per esprimersi. Cifre che alla fine sembrano edulcorare anche le differenze più scioccanti, riducendo tutto a parametri matematici. Così, dire come fa l’Istat nel suo ultimo rapporto sulla povertà in Italia che c’è una differenza di quasi 31 punti percentuali tra Valle d’Aosta e Calabria per quanto riguarda la povertà relativa, quella cioè calcolata in relazione al livello economico medio del Paese, non sembra fare tanta impressione.

 


Invece, è un vero e proprio abisso di miseria quello che separa la regione più a nord d’Italia dalla punta dello Stivale. La Vallée, infatti, ha il livello di povertà relativa più basso (4,4%), a cui fa da contraltare il 35,3% della Calabria, che – neanche a dirlo – occupa l’ultimo posto in classifica, a fronte di una media nazionale del 12,3%, con il Nord che si attesta al 5,9%, il Centro al 7,9% e il Sud al 24,7%.

 

La nostra regione, dunque, sconta un terzo di povertà in più rispetto anche alle altre regioni del Mezzogiorno, che non se la passano certo bene, colorando di un nero intenso quella maglia da ultima della classe che sembra non riesca proprio a togliersi di dosso.
Dati che dovrebbero far riflettere in maniera seria la politica regionale, sempre pronta a ostentare passi in avanti che nella realtà non si vedono affatto.

 

E, a dire il vero, non si vede granché neppure a livello nazionale, dove le persone che vivono in povertà assoluta (quella al di sotto di una soglia di ricchezza che consenta una spesa mensile per uno standard di vita minimamente accettabile) superano i 5 milioni.

 

È questo il valore più alto registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 2005. Le famiglie in povertà assoluta sono stimate in 1 milione e 778mila e comprendono 5 milioni e 58mila individui. L’incidenza della povertà assoluta è del 6,9% per le famiglie (era 6,3% nel 2016) e dell’8,4% per gli individui (da 7,9%). Entrambi i valori sono i più alti da 13 anni a questa parte.

 

Tra gli individui in povertà assoluta si stima che le donne siano 2 milioni 472mila (incidenza dell’8%), i minorenni 1 milione 208mila (12,1%, dal 2014 il dato non è più sceso sotto il 10%), i giovani di 18-34 anni 1 milione e 112mila (10,4%, valore più elevato dal 2005) e gli anziani 611mila (4,6%). Il rischio di povertà cresce all’aumentare dei figli minori presenti in famiglia: l’incidenza si attesta al 10,5% tra le famiglie con almeno un figlio e raggiunge il 20,9% tra quelle con tre o più figli.

 

Anche per la povertà assoluta, infine, l’aumento colpisce soprattutto il Mezzogiorno dove vive in questa condizione più di una persona su dieci. L’incidenza stimata dall’Istat, nel Sud Italia, sale da 8,5% nel 2016 a 10,3% nel 2017, per le famiglie, e da 9,8% a 11,4% per gli individui.

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