La fame, la paura e la speranza. La nuova vita Abdou, il primo chef calabrese per meriti

Il giovane ora  lavora in un ristorante a Reggio Calabria. Prima di ottenere il riconoscimento ha conosciuto sulla sua pelle anche l'orrore del carcere in Libia. Ora sogna di aprire un locale nel suo paese di origini

di Angela  Panzera
6 novembre 2018
14:14
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Filippo Cogliandro e Abdou Dibbasey
Filippo Cogliandro e Abdou Dibbasey

Abdou Dibbasey viene dal Gambia ed è il primo chef calabrese insignito per merito. Partito sette anni fa a soli 17 anni per aiutare la sua famiglia è sbarcato da un gommone ad Augusta e poi è arrivato in Calabria. Qui soggiorna prima a Reggio Calabria, poi viene trasferito a Celico e infine, di nuovo in riva allo Stretto.  Viene affidato dal Tribunale  allo chef reggino di fama internazionale, Filippo Cogliandro, che gli insegna il mestiere. Ed ecco che Abdou diventa uno dei suoi allievi più bravi. Prima apprendista, poi aiuto cuoco e adesso lavora con lui al ristorante “l’Accademia”.

 

«Per me è stato un onore-dice alla nostra testata- ottenere questo riconoscimento. Quando ero in Gambia non sapevo cucinare, faceva tutto mia madre. È stato Filippo a cambiare la mia vita. Mi ha dato tutto, una famiglia, la speranza, il suo sapere. È un gesto che non si può descrivere, non lo dimenticherò mai». Il giovane è partito dall’Africa, esattamente dalla cittadina di Sukotokoba, per aiutare la sua famiglia. Il padre è troppo anziano per lavorare e Abdou, terzo di cinque fratelli, si è fatto carico di tutto. Era l’ottobre del 2013 quando ha lasciato casa e ha attraversato, con pochissimi soldi in tasca, prima il Senegal, poi il Mali, il Burkina Faso ed infine è arrivato in Libia: il ponte verso l’Europa, ma anche teatro di soprusi e violenze. Lì inizia lavorare come muratore. Si alza alle sei e fino alle quattro di pomeriggio cerca di guadagnare per inviare qualcosa in Gambia e risparmiare per emigrare. Conosce la fatica, ma anche l’orrore e la paura. Finisce per ben due settimane in carcere.

«Io non avevo fatto niente- racconta- in Libia funziona così. Per guadagnare, ti arrestano. Se vuoi essere liberato devi pagare. Ma io sono scappato». Abdou ha lottato. Non si è mai arreso; si è rimboccato le maniche e ha cambiato il suo destino. L’incontro con lo chef Cogliandro è stato fondamentale. Adesso ha realizzato il suo sogno ossia quello di mantenere i suoi cari. Ha però un nuovo obiettivo. Continuare a lavorare per crescere professionalmente e un domani ritornare in Gambia. «Voglio aprire un ristorante tutto mio- afferma- e aiutare la gente del luogo. Quelli che non hanno avuto la mia stessa fortuna». Specialista negli antipasti e nei crudi, Abdou è un fuoriclasse anche nei dolci. Quando lo andiamo a trovare ci ha mostrato come prepara i bignè di panna e crema al bergamotto. Che sono più di un semplice dessert. Sono infatti, la dimostrazione che il lavoro rende davvero liberi e che soprattutto l’immigrazione, se presa sotto l’ala protettrice dei professionisti del luogo, è una opportunità per il territorio e non solo per il singolo.

L'incontro che ha cambiato la vita di Abdou

È stato grazie quindi allo chef Cogliandro che Abdou ha un futuro. E il gesto di Cogliandro ha una duplice valenza. Lo chef infatti, è stato un testimone di giustizia. Ha denunciato la ‘ndrangheta che voleva appropriarsi del suo locale. Ma si è ribellato e ha denunciato. Anche Filippo ha riacquistato la sua libertà e non ha smesso di credere nelle potenzialità della sua terra. «Le porte della mia attività- ha detto Cogliandro- è da 22 anni che sono aperte a tutti. Abdou mi ha chiesto di insegnarli un mestiere. Voleva sentirsi libero. E così è andata. Ha fatto il suo percorso, adesso ha un contratto di lavoro e oggi è lo chef del mio ristorante».

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