Porto di Gioia, 140 milioni di euro e raddoppio dei container per il rilancio

VIDEO | Il commissario straordinario dell'infrastruttura calabrese Andrea Agostinelli descrive gli investimenti in programma all’indomani della definitiva affermazione dell'azionista Msc nella compagine societaria

di Monica La Torre
6 settembre 2019
00:37
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Il Porto di Gioia Tauro è entrato nel vivo degli investimenti avviati da MSC, azionista di riferimento del terminalista MCT, che da qualche mese ha assunto il controllo dell’infrastruttura calabrese. Un processo ormai consolidato, che giunge al termine di un estenuante braccio di ferro tra compagine societarie vecchie e nuove, uscenti e restanti, e che, dopo 10 anni di coabitazione con la stessa Msc, ha portato all’avvio definitivo del vecchio concessionario Contship. Il commissario straordinario per l’autorità portuale Andrea Agostinelli, che già nelle scorse settimane era più volte entrato nel dettaglio dei singoli investimenti programmati, a fronte di un capitale complessivo di oltre 140 milioni di euro, esprime, ai nostri microfoni, massima soddisfazione per l’avvio di una nuova stagione di consolidamento e rilancio della struttura.

 

«Da noi, le navi più grandi del mondo»

«Quando facciamo riferimento al porto di Gioia Tauro – ha dichiarato Agostinelli – non dobbiamo mai dimenticare che stiamo parlando di una delle più grandi infrastrutture del Mediterraneo. Uno dei porti più importanti del Mezzogiorno e della Calabria, straordinariamente compiuto, perfettamente realizzato e collaudato, capace di ricevere le più grandi navi porta-container del mondo, consentendone l’ingresso in totale sicurezza». E ancora: «La nostra principale attività è il trasbordo di containers: oggi, ne movimentiamo più di due milioni l’anno: ma negli obiettivi del terminalista, che ha in programma investimenti per oltre 140 milioni di euro nel prossimo biennio, c’è il superamento della soglia dei 4 milioni di contenitori».

 

 

«Il peggio è passato»

«Abbiamo trascorso anni difficili – specifica l’Ammiraglio - ma gli interventi che si stanno attuando, e quelli che si stanno predisponendo, lasciano intravedere una stagione di ben altre prospettive». Nel breve e medio termine, gli occhi sono puntati sull’acquisto di altre sei nuove gru di banchina, e di decine di carrelli: ma altri interventi importanti sono stati e saranno realizzati con l’impiego di risorse liberate dalle politiche di coesione. A tale proposito, la responsabile tecnica del porto, l’ingegnere Maria Carmela De Maria, dichiara: «L’autorità portuale di Gioia Tauro ha beneficiato complessivamente di 75 milioni di euro, reperiti in parte con l’accordo di programma quadro siglato nel 2010 ed in parte con fondi PON delle programmazioni 2007 e 2013».

 

Le risorse europee

«Nella prima fase - prosegue la dirigente -  abbiamo realizzato l’approfondimento delle banchine e di alcuni fondali, operazioni di dragaggio che hanno reso più agevoli e sicure le manovre. Le nostre navi difatti, in considerazione delle grandi dimensioni , hanno bisogno di una profondità di almeno 16 metri. Nello specifico i fondi comunitari sono stati utilizzati per approfondire il canale ed automaticamente dragare due tratti. Tali fondi - prosegue la De Maria - hanno portato alla realizzazione di un nuovo terminal intermodale del porto. Oggi, abbiamo due terminal, uno lato mare e l’altro lato terra. Quello lato mare consente l’instradamento delle merci via terra attraverso i treni, mentre il terminal via terra consente di poter instradare la gomma sui treni, e raggiungere così l’obiettivo dell’abbattimento del co2».

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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