Successo a Vibo per il primo festival dell'archeologia e del turismo

VIDEO | Scuole, musei, imprese, associazioni e università hanno contribuito alla prima edizione della kermesse culturale. Studiosi da ogni parte d’Italia hanno animato una tre giorni interamente dedicata al mare e alle sue genti

di M LT
domenica 19 maggio 2019
12:35
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Un successo accademico e di pubblico, quello riscosso dalla prima edizione del festival del turismo ed archeologica di Vibo Valentia a tema “Il mare e le sue genti”. L’iniziativa, avviatasi venerdì 17 con la consegna del premio Khaled Al Assad (archeologo custode del sito di Palmira martire dell’Isis) ai familiari dello studioso siciliano Sebastiano Tusa, recentemente scomparso, ha visto una prima due giorni svoltasi nell’aula magna del liceo Capialbi di Vibo Valentia, ed una sessione finale ospitata dall’omonimo museo archeologico nazionale del capoluogo. Promosso dall'Archeoclub della città di Vibo, diretto dalle archeologhe Anna Murmura ed Anna Rotella, con il supporto della collega Silvana Iannelli, già direttrice del polo museale vibonese oggi affidato alla dottoressa Adele Bonofiglio, l’evento ha goduto dell'appoggio del Gruppo Pubbliemme, che ha fornito il supporto in termini di comunicazione e promozione, rilanciata attraverso tutti i media del network LaC.


I partner

Associazioni e scuole hanno lavorato alacremente per la riuscita dell'evento, sia ospitando di fatto i lavori (Liceo classico Capialbi, appunto), sia animando i momenti conviviali (Istituto per i servizi della ristorazione), sia realizzando il piatto targa del premio Khaled Al Assad (Liceo artistico Morelli – Colao).
La prima giornata di festival si è distinta per la presentazione del libro “La figura, l'opera e la memoria di Khaled all Asaad”, realizzato dagli studenti della II DL e della IIBSU del Liceo Capialbi. Quindi, spazio alla trattazione scientifica del tema, con Aurelia Speziale (Il mare color del vino: rotte minoiche e micenee nel Mediterraneo), Massimo Cardosa (Oltremare. Contatti tra la Calabria e le rive del Mediterraneo dal Neolitico all’Età del ferro), Angelo Calzone (La disciplina della navigazione e del commercio marittimo nel diritto greco-romano), Giuseppe Collia, (Immagini del mare sulla monetazione greco-romana).


A pranzo con Apicio

Sabato 18, il Prof. Mosconi (“Grande cosa è il dominio del mare”. Il mare come base di dominio e veicolo di ricchezza nel pensiero politico della Grecia di età classica) ha preceduto gli interventi di Silvana Iannelli (Hipponion - Valentia: il mare come risorsa), Maria Teresa Lazzarini (Ancore di pietra dedicate in santuari costieri), Roberto Spadea (Hera a Crotone: lo spazio, il promontorio e il mare), Battista Sangineto (Il sistema portuale romano nella Calabria antica), Antonio Zumbo e Alfredo Sansone (Naviganti e militari della flotta romana attraverso la documentazione epigrafica). Il pranzo ha permesso ai ragazzi ed ai docenti dell'Istituto per i servizi della ristorazione di confrontarsi con le ricette antiche e la cucina di Apicio, il cui “De cocuchinaria” ha fornito la traccia seguita dal prof. Michele Licastro: ceci e i fagioli ad insalata, budino di formaggio, spaghetti con la colatura di alici (l'antico bataricon), polpette di carne con salsa di farro, dolci con il pan giallo e i dolcetti al miele hanno permesso agli intervenuti di gustare i sapori ispirati alla romanità.


Medioevo e tonnare

Nel pomeriggio, i lavori sono ripresi con l'archeologo medievista Giuseppe Hyeraci (La Calabria e il Mediterraneo in età medievale: Percorsi, culture, contaminazioni), seguito dallo storico Antonio Montesanti (Gli specchi di Sant’Eufemia. Le tonnare vibonesi tra organizzazione e difesa delle aree marine di produzione), e da Franco Gallo (Archeologia e cittadinanza attiva). Domenica mattina, i lavori si sono trasferiti al museo archeologico nazionale, nella suggestiva cornice del Castello normanno svevo, di Vibo Valentia con una sessione dedicata al turismo culturale tra prospettive e proposte. L'incontro dibattito, moderato da Domenico Ruffo, ha visto interventi istituzionali, di associazioni culturali e di operatori turistici privati; si sono alternati la Soprintendenza Archeologica della Calabria, il Polo Museale della Calabria, il Club per l’Unesco di Vibo Valentia, il Fai delegazione di Vibo Valentia, il Tour Operator Diano Viaggi, il Progetto Parco Croceneviera, l'Associazione guide turistiche della provincia di Vibo Valentia e la Pro loco Calabria. A seguire, una visita guidata al Museo ha calato il sipario sulla prima, riuscita edizione dell’iniziativa.

 

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M LT
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  

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