La guerra ai trafficanti di reperti parte dalla Calabria e... dalle scuole

VIDEO | Il comandante del Nucleo regionale di tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri, Bartolo Taglietti non ha dubbi: «Educare i ragazzi è l'arma più efficace per salvare il patrimonio calabrese da chi lo svende per quattro soldi»

di Monica La Torre
13 gennaio 2020
09:38
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Se, come è vero, la bellezza salverà il mondo, chi di mestiere ha il compito di proteggerla, questa bellezza, ha di fronte a sé una responsabilità enorme, e deve affiancare all'impegno investigativo anche e soprattutto un'ampia missione educativa.

Incarico quindi dei più alti, non assimilabile alla routine impiegatizia del travet. Specie se,  come nel nostro caso, la bellezza in questione coincide con il patrimonio culturale calabrese, immenso giacimento che da sempre alimenta il mercato mondiale del contrabbando di reperti: allora va da sé che chi si pone a capo del nucleo di tutela dei Carabinieri preposti alla salvaguardia ed al monitoraggio di tale territorio, si ritrovi, come campo di indagine, l'interno globo terracqueo.

Un mercato mondiale

Tanto vasta difatti è la ramificazione del malaffare da combattere, da includere nel ricchissimo carnet degli illeciti anche un catalogo di tesori trafugati da fare invidia a Christie's. Ultima in ordine di tempo a dimostrarlo, l'operazione Achei, messa a segno dal Nucleo di Cosenza nel novembre 2019, in collaborazione con le principali polizie europee, che ha portato all'arresto di 23 persone, sventato una rete mondiale di trafficanti, e restituito alla collettività oltre 10.000 reperti archeologici.

 

Educare, unica speranza

A capo di questa macchina investigativa, da pochi mesi, troviamo Bartolo Taglietti (foto), Comandante già attivo in Calabria in passato, chiamato oggi a dirigere gli uomini del nucleo nelle attività di investigazione, ma anche e soprattutto in quelle di prevenzione e sensibilizzazione. E proprio educare i giovani al rispetto, favorire la nascita di una nuova cultura, parlare con loro affinché siano domani i primi a rispettare la propria terra più di quanto abbiano fatto i loro genitori ed i loro nonni, è una delle priorità del suo mandato, che lo vede impegnato nelle scuole, nei palazzi della cultura, nelle accademie. Ma per fortuna, qualcosa si muove.


Qualcosa è cambiato

«I ragazzi sono cambiati - dichiara Taglietti - così come è cambiata la percezione del nostro lavoro, grazie anche alla diffusione dei social, dei nuovi strumenti di comunicazione, e dei messaggi che possiamo veicolarvi. I giovani hanno una visione meno distorta del bene pubblico. La reazione della gente alle ultime grandi operazioni delle forze dell'ordine parla chiaro - prosegue-. L'atteggiamento è diverso. E questo lo si percepisce chiaramente già a scuola. I ragazzi ci vedono come persone delle quali si possono fidare e alle quali si possono affidare».

 

Una fragilità da difendere

Il cambio di passo delle nuove generazioni e il risveglio della società civile tuttavia si scontra ancora con un retaggio pesante, che alimenta il malaffare. Tanto che la nostra regione può essere considerata il teatro dei mercati generali del traffico clandestino di reperti archeologici. Specie nelle zone più fragili, ricche esposte. «La criticità maggiore la si riscontra nella Locride, nel Vibonese, nel Crotonese. Ovvero nei territori magnogreci con presenze archeologiche importanti  - prosegue il Comandante -. Qui siamo più impegnati a monitorare il paesaggio, per combattere lo scavo clandestino ed individuare i tombaroli».

 

Un criminale sui generis

E a tale proposito, arriva un'analisi tipologica ben precisa. «Il tombarolo ha un profilo particolare – spiega Taglietti -. Non è assimilabile al classico criminale. Lui stesso è un esperto, un appassionato di archeologia (ovviamente a scopo di lucro):  insomma, si interessa al patrimonio perché lo sfrutta a suo vantaggio. Nnon sempre ha la consapevolezza di agire in modo criminoso. Anzi: spesso non percepisce il reato di per sé. Sa, razionalmente di agire in modo illegale: ma quando vai ad interrogarlo, spesso ti trovi di fronte una persona che ritiene, nel tirar fuori da sotto terra un bene archeologico e rivenderlo, di non fare nulla di male, di non ledere alcun interesse. Il tombarolo manca totalmente di senso del bene pubblico».

 

Come combattere la rete

Intorno a lui, agisce un sistema ben ramificato. «Chi scava non agisce mai da solo. Gode di una rete di esperti conniventi -  studiosi, professori, antiquari - che lo indirizza verso l'una piuttosto che l'altra località. Ed ovviamente si appoggia ad una rete di distribuzione internazionale che coinvolge case d'aste, negozi di antiquariato, fiere di settore. Anche lì effettuiamo il nostro controllo recuperando spesso e volentieri materiali sottratti illecitamente. Certo: la casa d'aste seria, il grande nome, di norma non si compromette Ma dobbiamo comunque monitorare costantemente tutti, partendo dal web. Per farlo, anche noi ci avvaliamo di una rete di professionisti, dialoghiamo con l'Università, le soprintendenze, gli istituti di ricerca. Collaboriamo con gli altri nuclei, 15 in tutta Italia, e ci rivolgiamo a professionisti esterni, dai tecnici del restauro ai chimici».

 

La Storia in saldo

«Vorrei che in futuro, tutti capiscano che i trafficanti di reperti sono criminali che impoveriscono il nostro patrimonio, la nostra terra. Vendono in saldo la nostra storia, e lo fanno per quattro soldi, perché di solito il prezzo del reperto sale alle stelle una volta arrivato all'estero, e a chi fa il lavoro sporco in Italia non rimangono che poche briciole. Questo cerco di far capire ai nostri ragazzi: e lo faccio dal primo giorno in cui mi sono insediato in Calabria».

Monica La Torre
Giornalista

Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra...

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