Seminara, arte e tradizione: il borgo rinasce col museo delle ceramiche

VIDEO - FOTO | L'apertura è prevista per la fine di luglio, al suo interno si attiverà un laboratorio dove i bambini potranno apprendere i segreti delle antiche tecniche di lavorazione. Nel nuovo spazio espositivo centinaia di reperti antichi e moderni a testimonianza dell’arte dei pignatari

di Monica La Torre
martedì 16 luglio 2019
15:12
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Il Comune di Seminara sta investendo da anni nel recupero e nel rilancio della tradizione artigiana, delle botteghe di ceramica, nella valorizzazione delle maestranze che hanno reso celebre il comune affacciato sulla Piana di Gioia Tauro. Due le tappe fondamentali di un percorso che ha trasformato l’assetto urbanistico e che deve rilanciare, nelle intenzioni degli amministratori, l’economia del borgo. In prima battuta il progetto europeo “Riqualificazione del Borgo dei Pignatari”, ricompreso nel più ampio “Artigianato Gusto e Mestieri nell’Area della Costa Viola”, riconosciuto tra le migliori progettualità comunitaria realizzate in regione. Finalizzato al recupero delle antiche strutture laboratoriali della via delle Fabbriche recupero, e affidato all’architetto Domenica Porpiglia, deve il suo esito felice anche all’impegno serratissimo delle ultime amministrazioni comunali, ad iniziare da quella capitanata dall’ex sindaco Giovanni Piccolo. In seconda, l’apertura del nuovo Museo delle ceramiche, con fondi squisitamente regionali, prevista per la fine di luglio. Uno spazio espositivo al cui interno si attiverà anche un Laboratorio di ceramica, dove i bambini potranno apprendere i segreti delle antiche tecniche di lavorazione, e riscoprire l’arte seminarese con visite tematiche e attività didattiche.

 

Il museo

Tornando al Museo, questo si compone di tre sale, che custodiscono decine di reperti antichi e moderni. Le collezioni, le donazioni, gli oggetti esposti fanno della visita un viaggio affascinante nell’immaginario magico della regione. Vi si può ammirare una grande varietà di figure tradizionali, ognuna delle quali mostra lo stile del ceramista che l’ha creata. Di grande suggestione le maschere dei “babbaluti”, maschere apotropaiche raffiguranti volti mostruosi, “corredati” di corna, dall’iconografia millenaria, legata ai culti animistici, pagani. La loro bruttezza, aveva il compito di cacciare dalle abitazioni dove venivano affissi, gli spiriti maligni: ed in generale, tutte le forme tradizionali delle ceramiche seminaresi sono legate a finalità magiche, malefiche e benefiche, il riccio, la pigna, la sirena, la cornucopia. Ognuna col suo retaggio di credenze magiche, e la sua valenza antropologica.  Oggi, l’arte seminarese è praticata da pochissime famiglie. Degli oltre cinquanta artigiani censiti alla fine dell’800, pochi ne rimangono attivi, a mantenere in vita la tradizione. Date queste premesse, va da se che il primo auspicio del sindaco Antonio Arfuso, sia quello di assicurare alla tradizione artigiana un contenitore capace di valorizzarla e tutelarla. “Confido che iniziative di musealizzazione e valorizzazione quale quelle messe in piedi – ha dichiarato - possano contribuire dare del borgo contributo concreto alla difesa ed al rilancio della ceramica seminarese”.

 

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  
Lacnews24.it
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